domenica 11 dicembre 2011

fantascienza ergo sogno...
mercoledì, 28 settembre 2011

SCHEDA LIBRO

quel giorno in un attimo piccola.jpg
AA.VV.
Quel giorno in un attimo...
pp. 276
formato 13X20
978-88-6004-206-4
16,00 euro
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La seconda antologia della serie INCIPIT D'AUTORE
Si è appena svegliato [svegliata*] e aprendo gli occhi dimentica di essere in ferie. Guarda la sveglia, la mette a fuoco, per un istante teme che sia tardi. Poi ricorda. Decide che farà colazione al bar. Si lava, si veste in fretta. È una giornata strana, il tempo potrebbe cambiare da un momento all’altro. Ordina il suo caffè, si siede a un tavolo appartato, da cui non distingue le parole degli altri. Solo un fittissimo, uniforme ronzio. Getta un’occhiata distratta al giornale, gli [le*] sembra di sapere già tutto. Ma quanto sono vecchie queste notizie? Sfoglia veloce, in cerca delle pagine di cronaca. La tazzina resta sospesa a mezz’aria. In una fotografia gli [le*] è sembrato di vedere un volto somigliante al suo. Lo fissa più a fondo, il cuore sembra già impazzito. Legge il titolo, sillaba per sillaba. Riguarda lui [lei*].
(Paolo Di Paolo)

L’incipit in un racconto non è solo l’inizio di una nuova storia ma un margine, un confine tra la parola e il suo contenuto, una possibilità in cui lettore ed autore si scelgono per condividere un’esperienza.
Nelle storie di questa antologia il caso sembra sovvertire ogni ordine, spesso dominato dall’imprevisto che sconvolge e sorprende, che occhieggia all’assurdo o al sorriso, al sospetto che prima o poi, a ciascuno di noi, potrebbe accadere la stessa cosa. È quanto ci suggerisce lo scrittore Paolo Di Paolo con il suo incipit, inaugurando il secondo volume di questa serie.

L'Autore

foto mancante
Autori vari. Questa antologia è legata all'iniziativa INCIPIT D'AUTORE e raccoglie i racconti più interessanti arrivati alla redazione nel mese di agosto.

Paolo Di Paolo è nato a Roma nel 1983. Esordisce con Nuovi cieli, nuove carte (Empirìa 2004, finalista al Premio Italo Calvino), scrive con Antonio Debenedetti (Un piccolo grande Novecento, Manni 2005) e con Dacia Maraini (Ho sognato una stazione. Gli affetti, i valori, le passioni, Laterza 2007, 3 edizioni). Nel 2006 ha pubblicato Come un'isola (Perrone, Premio Vigevano - Lucio Mastronardi Autore Under 30). Nel 2007, Ogni viaggio è un romanzo. Libri, partenze, arrivi (Laterza, 2 edizioni) in cui ha dialogato con i grandi autori italiani, da Camilleri a Tabucchi. Nel 2008 pubblica Raccontami la notte in cui sono nato (Perrone, 3 edizioni) e nel 2011 Dove eravate tutti (Feltrinelli). Scrive di libri su "l'Unità", "il Riformista" e "Nuovi Argomenti".
postato da: Adry666 alle ore settembre 28, 2011 17:04 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, scrittura, adriano muzzi
mercoledì, 21 settembre 2011

Quattro lune per Plutone

Scoperta una nuova luna, la quarta, in orbita intorno al pianeta nano Plutone grazie al Telescopio Spaziale Hubble (NASA).

Il sistema di Plutone ingrandisci
Questa piccola luna è stata temporaneamente chiamata P4 ed è la più piccola tra le lune di Plutone: ha un diametro stimato tra 13 e 34 Km; per confronto la più grande è Caronte (Charon) che ha un'estensione di 1043 Km, Notte (Nix) ed Idra (Hydra) hanno invece un’ampiezza compresa tra 32 e 113 Km.


Una delle immagini riprese da Hubble ingrandisci

Il gelido, ex nono pianeta del Sistema Solare non smette di far parlare di sé, dopo che giusto cinque anni orsono gli astronomi avevo deciso di declassarlo dal rango di pianeta a quello di pianeta nano.
Plutone è l'ultimo pianeta del Sistema Solare e il più piccolo. Si muove attorno al Sole lungo un'orbita molto ellittica. Quando si trova alla massima distanza dal Sole, dista da esso ben 52 volte più della Terra. Quando invece si trova nel punto più vicino, si trova a 'sole" 30 volte la distanza Terra-Sole.

"Trovo eccezionale che le fotocamere di Hubble ci abbiano consentito di vedere un oggetto così piccolo e così chiaramente da una distanza di più di 3 miliardi di miglia (5 miliardi di Km)" ha detto Mark Showalter del SETI Institute di Mountain View (California), che ha guidato questo programma di osservazione con Hubble.

La scoperta è il risultato di un progetto di ricerca per supportare la nuova missione NASA "New Horizons", che partirà nel 2015 alla volta di Plutone. La missione avrà l’obiettivo di esplorare i mondi che sono al confine del nostro Sistema Solare. In questo contesto, la mappatura della superficie di Plutone effettuata da Hubble e la scoperta dei suoi satelliti, è molto importante per la pianificazione dell'avvicinamento di New Horizon.

Chissà se prima di allora non arriveranno ulteriori nuove.

Autore: Adriano Muzzi - Data: 20 settembre 2011 - Fonte: http://www.skyandtelescope.com/community/skyblog/newsblog/125893913.html
 

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postato da: Adry666 alle ore settembre 21, 2011 00:03 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
martedì, 30 agosto 2011

Io, Voyager

Dopo trentaquattro anni la sonda Voyager1 della NASA lascia ufficialmente il Sistema Solare per la Via Lattea. Con sé porta il celebre Disco d'oro, dove sono registrati i messaggi per eventuali civiltà aliene.

Voyager 1 ingrandisci
Nello spazio nessuno può sentirti urlare, così recitava uno spot di un famoso film di fantascienza: il primo Alien di Ridley Scott (1979). Il vuoto ora avvolge la sonda Voyager 1: l’eliosfera, il guscio che lo ha avvolto per tutta la sua esistenza, è alle sue spalle, e ora sta arrivando dove nessun uomo, era mai giunto nei tredici miliardi di anni dal Big Bang. Ci ha trasmesso informazioni che confermano che i soffi del "vento solare", degli elettroni e protoni emessi dal Sole, non lo raggiungono più.

Non sappiamo se rida o urli, ma possiamo provare a metterci nei suoi panni, nella sua scatola d’acciaio: nessun rumore, sensazione di freddo, ovunque velluto nero puntellato di stelle brillanti; alle spalle un sistema solare conosciuto che sta svanendo come neve al sole; di fronte l’universo ignoto. Velocità: tredici chilometri al secondo, quarantaseimila chilometri all'ora ("Io sono velocità", affermerebbe Saetta McQueen di Cars). La certezza che dopo pochi istanti anche la flebile voce dal pianeta Terra, il pianeta “madre”, scomparirà assorbito dalle distanze cosmiche. Solitudine, paura, il suo gemello, Voyager 2, lontano, mandato in un’altra missione con traiettorie che non si incroceranno mai. Tanta solitudine, ma una gran voglia di scoprire cose nuove e forse anche la possibilità di portare un messaggio a una civiltà aliena. La possibilità di diventare un UFO in terra straniera, un portavoce di un’antica civiltà (e speriamo non estinta nel momento del contatto in un futuro remoto). La nostra.

Settecento chili di peso, circa trentaquattro anni di età e una missione da eseguire. Come computer di bordo un “preistorico” processore con memoria da sessantottomila byte: ricordi di gioventù quando i personal computer erano il Commodore Pet, commercializzato proprio nel 1977 o, nello stesso anno, l'Apple II, l'antenato della dinastia degli Apple Macintosh. Eppure ci ha regalato delle immagini incredibili.

Una foto di Giove scattata dalla sonda Voyager1 ingrandisci
Viaggerà nel vuoto cosmico anche dopo che il suo cuore nucleare al plutonio avrà smesso di battere nel 2020 e ogni possibile, flebile, collegamento con la Terra cesserà per sempre.

Nel suo disco d’oro ci sono le prime battute dei Concerti brandeburghesi di Bach, centoquindici suoni della Terra, vento, mare, uccelli, balene, messaggi degli uomini politici del momento, i saluti di terrestri in cinquantacinque lingue diverse, grafici con i parametri che rappresentano il sistema solare, simboli di molecole, ecc. Insomma, una specie di capsula del tempo che porta a spasso i nostri anni ’70.

Forse non sapremo mai se riuscirà a eseguire la sua ultima missione, se verrà individuato e raccolto da qualcuno laggiù nel cosmo, oppure se ritornerà “più intelligente”, come nel primo film di Star Trek del 1979. Solo di una cosa possiamo essere sicuri: lui esiste ed è il nostro viaggiatore delle stelle. Il nostro robot vagabondo galattico.

Io, Voyager.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 30 agosto 2011 - Fonte: http://voyager.jpl.nasa.gov/mission/index.html
 

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postato da: Adry666 alle ore agosto 30, 2011 00:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:fantascienza adriano muzzi attua
giovedì, 28 luglio 2011
9bb521
postato da: Adry666 alle ore luglio 28, 2011 00:27 | Permalink | commenti
categoria:mare, giulia muzzi, paolo muzzi, alessandra pompa, adriano muzzi
giovedì, 28 luglio 2011
4
postato da: Adry666 alle ore luglio 28, 2011 00:23 | Permalink | commenti
categoria:adriano muzzi
giovedì, 28 luglio 2011

Man on Mars

L’ultimo annuncio del presidente americano Obama riaccende le speranze per l'esplorazione dello spazio: "Manderemo astronauti su Marte per la metà degli anni 2030, vogliamo un balzo nel futuro".

Un'immagine dal film Mission to Mars del 2000, diretto da Brian De Palma ingrandisci
Obama, nell’occasione dell’ultimo lancio dello shuttle Atlantis, non ha perso l'opportunità per rilanciare le sue idee sul futuro dello spazio americano: "Manderemo astronauti su Marte alla metà degli anni 2030 e li riporteremo sulla Terra sani e salvi. Per il 2025 pensiamo di aver pronto un veicolo spaziale in grado di viaggiare nello spazio profondo con il quale gli astronauti prima visiteranno per la prima volta un asteroide e poi compiranno un volo intorno a Marte. Successivamente cercheremo di sbarcare. Spero che le mie proposte siano accettate".

Il presidente ha inoltre ricordato che è in corso di realizzazione la navicella Orion Mpcv (Multi Purpose Crew Vehicle) che servirà per lo sviluppo di un veicolo più complesso in grado di affrontare viaggi verso i pianeti più lontani. Nel frattempo la NASA sta lavorando per la progettazione di un nuovo grande razzo in grado di affrontare questo genere di missioni umane: "Noi vogliamo un balzo nel futuro, non possiamo continuare sulla stessa strada del passato. I programmi della Nasa devono essere trasformati per compiere un passo avanti mentre i privati possono realizzare le navicelle per i collegamenti con la stazione spaziale internazionale".

Insomma sembra proprio che dopo l’ultimo viaggio dello shuttle, la Nasa si prepara a mandare una navicella su un asteroide, o addirittura su Marte. Il punto è: ce la faranno veramente, o verrà tutto cancellato al prossimo cambio di presidente? Ma soprattutto: perché mandare equipaggio umano su Marte? Speriamo che non sia solo una manovra per migliorare l’immagine e contrastare la concorrenza crescente della Cina (e forse della Russia). Non sarebbe meglio investire su progetti meno costosi ma più "interessanti" per lo sviluppo dell'esplorazione dello spazio?

In queste settimane alla Nasa stanno anche definendo l’impostazione del grande razzo che riprenderà, per motivi di budget, le impostazioni del piano Constellation. "L’esplorazione umana dello spazio — ha aggiunto Obama — può solo portarci benefici nel prossimo futuro." Ma anche qui alcune domande sorgono spontanee: benefici per l’umanità? Per gli USA? Per la NASA?

Ai posteri l'ardua sentenza...
Autore: Adriano Muzzi - Data: 25 luglio 2011 - Fonte: blogs.abcnews.com/politicalpunch
 

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Commenti

1 Dichiarazioni a dir poco ridicole visto che è stato lui ad aver smantellato la Nasa.
» postato da v1doc alle 13:50 del 25-07-2011
2 Quoto V1doc
» postato da (Ivo Luigi Bertani) alle 15:45 del 25-07-2011
3 «Dichiarazioni a dir poco ridicole visto che è stato lui ad aver smantellato la Nasa.» Al massimo gli ha dato il colpo di grazia. Anche G.W.Bush aveva annunciato piani a lungo termine sfarzosi (pure una base lunare) ma poi non è che i fondi siano stati corrispondenti alle promesse.
» postato da L.MCH alle 18:08 del 25-07-2011
4 con la crisi economica globale che cè penso che i fondi la NASA se li può scordare per molti anni ancora... a me no che non tengono un asso nella manica, tipo una invenzione ancora top secret... ma questa è fantascienza :P
» postato da ziopippi alle 18:58 del 25-07-2011
5 quoto. Le dichiarazioni sembrano una risposta ai delusi della chiusura del programa Shuttle. Comunque l'esplorazione va avanti con tante piccole missioni dall'elevatissimo contenuto scientifico, senza contare i progetti grossi del prossimo futuro relativi alla costruzione e alla messa in orbita di nuovi telescopi. Certo c'è bisogno di una scossa per il grande pubblico che di queste cose non sa nulla, solo così mi spiego le dichiarazioni di Obama. Considerata la congiuntura mondiale, su Marte non ci andremo nemmeno per il 2050. A meno che, ovviamente, non si buttino nella mischia privati e/o paesi emergenti. Qualcuno ha detto che l'astronauta che metterà piede su Marte è già nato, da qualche parte, nel mondo. Io credo di no, forse nascerà nel 2023, a quello si riferiva Obama. :-(
» postato da (Roberto ) alle 19:03 del 25-07-2011
6 John Kennedy promise che gli Stati Uniti sarebbero andati sulla Luna entro la fine del decennio. Il suo mandato iniziava nel 1961 e quindi aveva speranze di restare fino al 1968: insomma, la gran parte del tragitto per la realizzazione della sua promessa sarebbe avvenuta con lui presidente. Stava promettendo una cosa che avrebbe dovuto fare lui. Sia Bush che Obama hanno promesso cose che si realizzeranno decenni dopo la fine del loro mandato. Stanno promettendo cose che dovranno fare altri. Sono promesse vuote. S*
» postato da S* alle 19:12 del 25-07-2011
7 Per fare certe cose servono motivazioni pressanti (come la sfida con l'Urss negli anni sessanta). Che motivazioni ci sarebbero oggi? Considerata anche la situazione economica mondiale !! :(
» postato da (Enrico Richetti) alle 19:43 del 25-07-2011
8 L'esplorazione spaziale è un simbolo del progresso. Nel 1969 gli USA erano in grado di mandare degli uomini sulla Luna. Nel 1981 gli USA erano in grado di mandare degli uomini solo in orbita bassa. Nel 2011 gli USA sono appiedati, per mandare qualcuno in orbita devono chiedere il permesso ai russi. Questo non è progresso, è una involuzione. Affidare l'esplorazione spaziale ai privati è una scusa talmente ridicola da risultare offensiva, i privati sono interessati (giustamente?) solo ai $$$, ergo vogliono mandare in orbita satelliti e miliardari annoiati.
» postato da v1doc alle 20:41 del 25-07-2011
9 ovviamente ai privati interessano solo i soldi (tranne qualche pazzo visionario, ammesso che ne esistano ancora). Ma se mandare grassi e viscidi e straricchi turisti su Marte potrà servire alla causa, benvengano i turisti!
» postato da (Roberto ) alle 23:44 del 25-07-2011
10 «Sia Bush che Obama hanno promesso cose che si realizzeranno decenni dopo la fine del loro mandato. Stanno promettendo cose che dovranno fare altri. Sono promesse vuote. » Vero, le promesse dovranno restare in vita dopo la loro fine politica. Ma non è che siano vuote perché annunciano tempi lunghi: sono compatibili con i costi moderni di queste operazioni. Negli anni 60 la guerra mondiale era nella memoria di tutti gli adulti: milioni di persone morte bilanciavano facilmente la prospettiva di perdere qualche astronauta durante la sperimentazione continua della corsa allo spazio. Lo shuttle è quasi stato cancellato del tutto all'incidente del Challenger dell'86, e di fatto è morto con l'incidente del Columbia del 2003. Lo hanno rianimato (a costi altissimi per renderlo più sicuro) solo perché la ISS non si sarebbe finita di costruire senza il suo trasporto. La scelta di Obama è obbligata, ma logica. Non ha senso che il governo metta la faccia nel piccolo cabotaggio: lasciando finanziamenti pubblici in mani private qualcuno correrà rischi al posto del governo e farà da corriere per la ISS. La tecnologia è accessibile, si possono arrangiare. L'orgoglio nazionalista è una stupidaggine: pochi si preoccupano di volare anche verso l'altra parte del globo con la compagnia aerea e i velivoli di un'altra nazione, no? Sostenere la ricerca innovativa è qualcosa che la NASA può fare al meglio, magari togliendoci dal limite dell'astronautica di oggi, mettendoci tutti i (pochi) soldi disponibili. Ah, non prendete per i fondelli i ricchi che si sono pagati il viaggio: certo non sono grassi e viscidi, ma abbastanza in forma da superare l'allenamento e il volo con un paio di momenti tra 3,4 e 4 volte il proprio peso. :wink:
» postato da Naismith alle 00:54 del 26-07-2011
11 Ciao a tutti, chissà se lo stimolo giusto potrebbe venire dal nuovo rover Curiosity che invierà la NASA sul pianeta rosso; se scoprisse qualcosa di cui valga la pena andare a verificare di "persona"... Di seguito la notizia ANSA: "La sonda Curiosity a caccia di vita su Marte dal cratere Gale La Nasa ha scelto il sito per l'atterraggio 22 luglio, 19:21 Il rover Curiosity, che la Nasa lancera' a fine anno alla ricerca di tracce di vita su Marte, atterrera' nel cratere di Gale, nell'emisfero sud del pianeta rosso. La sonda si posera' ai piedi di una montagna di sedimenti forse portati un tempo dallo scorrere dell'acqua. Il cratere, battezzato in onore dell'astronomo australiano Walter F. Gale, ha un diametro di 154 chilometri e presenta al suo interno un imponente cumulo di sedimenti che ha attirato l'attenzione dei ricercatori per le sue particolari caratteristiche. Gli strati che costituiscono la base di questa montagna, infatti, contengono argilla e solfati, tutti elementi che si formano nell'acqua. ''Una cosa affascinante di Gale - spiega il responsabile scientifico della missione John Grotzinger - e' che si tratta di un grande cratere posto a una quota molto bassa su Marte, e noi tutti sappiamo che l'acqua scorre in discesa''. Durante la prima missione, che durera' un anno marziano (l'equivalente di circa due anni terrestri), i ricercatori useranno gli strumenti di Curiosity per capire se il sito possa aver ospitato in passato delle microscopiche forme di vita. Grazie al suo equipaggiamento tecnologico, infatti, la sonda potra' rilevare la presenza di composti organici. Ma anche se questo non dovesse accadere, di certo Curiosity potra' fornire molte informazioni riguardo le condizioni ambientali e l'abitabilita' del pianeta rosso nel passato © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati"
» postato da adry666 alle 10:31 del 26-07-2011
12 Qualunque presidente USA che promette piani da iniziare dopo la fine del proprio mandato è un cialtrone. Non aggiungo altro
» postato da Marco Casetta alle 19:16 del 26-07-2011
13 «Qualunque presidente USA che promette piani da iniziare dopo la fine del proprio mandato è un cialtrone. Non aggiungo altro» Possibile. Oppure semplicemente sa che uno statista vero deve avere il coraggio di seminare piante che cresceranno senza di lui, come sa ogni contadino. Purtroppo noi ci siamo disabituati, con la massa di cialtroni che ci troviamo come classe politica, salvo poche eccezioni.
» postato da Naismith alle 00:04 del 27-07-2011
14 Mi sembra che sul Forum Astronautico si sia sviluppata una discussione interessante sulla situazione della NASA: http://www.forumastronautico.it/index.php?topic=15947.0
» postato da Paolo7 alle 00:14 del 27-07-2011
15 «Possibile. Oppure semplicemente sa che uno statista vero deve avere il coraggio di seminare piante che cresceranno senza di lui, come sa ogni contadino. Purtroppo noi ci siamo disabituati, con la massa di cialtroni che ci troviamo come classe politica, salvo poche eccezioni.» È vero. Ma se è così devi seminare, ovvero firmare un bell'assegno alla Nasa, fare un programma di investimenti per il futuro. Non tagliare i fondi. Se un contadino ti promette che un giorno quell'alberello di darà tante belle mele e poi lo sradica e lo usa per accendersi il barbecue, non è un contadino molto onesto. S*
» postato da S* alle 07:59 del 27-07-2011
16 Kennedy promise lo sbarco lunare entro la fine del decennio. Non fu a caso. Lo fece sapendo bene che era proprio durante il suo mandato (confidando naturalmente nella rielezione nel 1964) che il progetto doveva essere iniziato e portato avanti. Lo fece subito dopo essere entrato in carica. Agì con la consapevolezza che, dopo quel momento, non poteva esservi garanzia che il progetto fosse portato avanti. Osservo non a caso che il 21 luglio 1969 cadde sotto Nixon, ma che fu Nixon a tagliare le missioni lunari e ad approvare il progetto Shuttle affossando piani di esplorazione nello spazio profondo. Von Braun si dimise vedendo che il suo piano marziano non era approvato. In sostanza, Kennedy voleva lo sbarco lunare e sapeve di non poter prevedere cosa ne avrebbero pensato i suoi successori Questo è un dato di fatto concreto, che so bene non essere consono all'evoluzione tecnologica, che non deve corrispondere al quadro politico. Prò è così. I piani spaziali vanno elaborati e iniziati in tempi infradecennali, per ragioni direi anche di ordine umano. Chi di noi, infatti, non vorrebbe realizzato un proprio piano in tempi non troppo lunghi e in modo da poterlo gestire e non affidato totalmente ed esclusivamente ad altri che potrebbero cassarlo?
» postato da Marco Casetta alle 19:48 del 27-07-2011
postato da: Adry666 alle ore luglio 28, 2011 00:06 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
giovedì, 16 giugno 2011
angelo_aP6050101_aP6050108_aP6050102_aP5220059_aspietro_apaolo1a
postato da: Adry666 alle ore giugno 16, 2011 12:01 | Permalink | commenti
categoria:giulia muzzi, paolo muzzi, alessandra pompa, adriano muzzi
giovedì, 16 giugno 2011

Pianeti solitari

Sono stati scoperti pianeti isolati che vagano nella galassia senza alcun sole che li illumini. Questi mondi sono completamente scuri e quindi difficilissimi da osservare.

Una rappresentazione artistica di un pianeta senza sole ingrandisci
Un team di astronomi, tra cui un ricercatore della NASA, hanno scoperto una nuova classe di pianeti della dimensione di Giove che vagano solitari nell’oscurità dello spazio, lontano dalla luce di una stella. Il team ritiene che questi mondi solitari siano stati probabilmente espulsi da sistemi planetari in formazione.

La loro scoperta è avvenuta grazie al fenomeno delle microlenti gravitazionali (similare al concetto di lenti gravitazionali postulato da Albert Einstein): il passaggio di un pianeta oscuro davanti a una stella sullo sfondo provoca un breve aumento di luminosità, che può durare un paio di giorni, dovuto al fatto che la gravità del pianeta focalizza (simile a un effetto ingrandente) la luce della stella nella nostra direzione.


come funziona una microlente gravitazionale ingrandisci
Occorre però un vero colpo di fortuna per assistere a un evento simile. Per annunciare la scoperta dei pianeti solitari è stato necessario tenere sotto controllo ben cinquanta milioni di stelle attorno al centro della galassia. Fra queste sono stati registrati 474 flash gravitazionali, ma soltanto dieci di questi coincidono con il passaggio di un pianeta isolato. Tuttavia, è possibile ipotizzare che nell’intera Via Lattea i pianeti solitari devono essere numerosissimi, tanto da superare addirittura il numero di stelle della galassia. Si parla di duecento o trecento miliardi di pianeti, ma quale può essere la loro provenienza? Potrebbero essere stati espulsi in un passato ormai remoto da sistemi planetari d’origine in conseguenza di incontri ravvicinati con altri pianeti.
Questa scoperta porta alla conseguenza che l’esistenza di così tanti pianeti dispersi in giro per la galassia può indicare che i sistemi planetari intorno alle stelle devono essere numerosissimi (forse è la norma). "Anche se questi pianeti erranti erano stati previsti, ora che sono stati individuati determinano ricadute importanti nei modelli di formazione ed evoluzione planetaria," dice Mario Perez, scienziato del programma esoplanetario al quartier generale della NASA a Washington.

A questo punto possiamo supporre che anche il numero dei pianeti simili alla Terra siano di più di quelli finora stimati? Magari abbiamo qualche pianeta solitario vicino e non lo sappiamo ancora.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 16 giugno 2011 - Fonte: www.skyandtelescope.com/news/122278839.html
 

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1 E adesso arriveranno i fan di Nibiru...
» postato da (Pedante Spaziale ) alle 01:03 del 16-06-2011
2 «E adesso arriveranno i fan di Nibiru...» E si inventeranno nuovi nomi, con tutti quei pianeti erranti la fuori ecc. ecc. :lol:
» postato da L.MCH alle 08:35 del 16-06-2011
3 O di Lamethal
» postato da Franius alle 09:54 del 16-06-2011
4 mmm sento odore di Meganoidi... :)
» postato da el_dambro alle 10:30 del 16-06-2011
venerdì, 03 giugno 2011

Cieli Stellati da fantascienza

Il concorso internazionale Earth and Sky Photo Contest 2011 ha premiato le migliori foto che raffigurano il cielo notturno per richiamare l'attenzione sull'inquinamento luminoso nelle nostre città.

La foto di una smeraldina aurora boreale incornicia la Via Lattea ingrandisci
The World At Night (Twan) è un progetto internazionale per produrre e presentare una collezione di fotografie e video time-lapse mozzafiato dei punti di riferimento del nostro mondo confrontate con le attrazioni celesti. Nelle intenzioni del Twan c'è quella di far passare il messaggio che il cielo stellato porta gli stessi simboli al di sopra di tutte le nazioni e le regioni, attestando la natura realmente unificata della Terra come un pianeta piuttosto che come un insieme di territori decisi dall'uomo.

Le Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) e l'International Astronomical Union (IAU) hanno designato TWAN come progetto speciale per l'Anno Internazionale dell'Astronomia 2009. Il concorso fotografico Earth and Sky Photo Contest 2011, organizzato nell'ambito di due progetti di educazione all'astronomia, The World at Night (TWAN) e Global Astronomy Month, ha premiato le foto che realizzavano meglio due obiettivi: "mostrare la bellezza e l'importanza del cielo stellato, o comunicare la gravità del problema dell'inquinamento luminoso". Per ciascuna delle due categorie, "Bellezza del cielo notturno" e "Contro le luci" sono stati premiati cinque vincitori.
Di seguito le prime dieci foto del concorso.


la foto di una smeraldina aurora boreale incornicia la Via Lattea ingrandisci
1° premio, categoria "Bellezza del cielo notturno" Fotografia di Stephane Vetter
Un'aurora boreale color smeraldo incornicia la Via Lattea sopra Jökulsárlón, il più grande lago glaciale d'Islanda.


2° posto ingrandisci
1° premio, categoria "Contro le luci"
Fotografia di Thomas Kurat
Sul lago Traunsee, nelle Alpi austriache, lo sfavillio delle stelle compete con successo con il brillante chiarore che proviene da una città immersa nella nebbia.


3° posto ingrandisci
2° premio, categoria "Bellezza del cielo notturno"
Fotografia di Alex Cherney
In questa foto, fatta in Australia, un albero sembra piegarsi sotto l'effetto di una corrente galattica proveniente dal nucleo centrale della Via Lattea (al centro della foto).


4° posto ingrandisci
2° premio, categoria "Contro le luci"
Fotografia di Mehdi Momenzadeh
Le luci artificiali di Isfahan (Iran) sembrano completare l'arco luminoso della Via Lattea. All'opposto però la foto mostra come l'inquinamento luminoso possa cancellare la maggior parte della luce proveniente dalle stelle.


5° posto ingrandisci
3° premio, categoria "Contro le luci" Fotografia di Miguel Claro
Una foto a lunga esposizione scattata a Lisbona: all'orizzonte si identificano le deboli tracce lasciate dal movimento apparente delle stelle e quella, un po' più spessa, della Luna, mentre le scie orizzontali sono prodotte dagli aerei in partenza o in arrivo all'aeroporto della città.


6° posto ingrandisci
3° posto, categoria "Bellezza del cielo notturno" Fotografia di Luc Perrot
La Via Lattea forma un arco nel cielo dell'isola francese di La Réunion in una foto panoramica scattata dal Piton de la Fournaise, un vulcano attivo. La piccola isola si trova non lontano dal Madagascar. Sono riconoscibili la Croce del Sud (in alto a destra) e  in basso a destra, la Piccola e la Grande Nube di Magellano.


7°posto ingrandisci
4° posto, categoria "Contro le luci" Fotografia di Luc Perrot
Sembra l'alba ma è notte; l'illuminazione di una piccola città può impedire la vista del cielo stellato, come dimostra questo panorama scattato sempre dalle montagne dell'isola de La Réunion. Il chiarore di Venere è intenso, ma la nebbia che avvolge la valle è punteggiata da piccole luci provenienti dai villaggi sottostanti.


8° posto ingrandisci
4° posto, categoria "Bellezza del cielo notturno" Fotografia di Xiaohua
In questa fantastica foto una porta della Grande Muraglia cinese sembra "senza tempo, proprio come la Via Lattea sopra di lei," commenta il giurato Mike Simmons.


9° posto ingrandisci
5° posto, categoria "Contro le luci"
Fotografia di Ben Canales
Un'auroa boreale? No,  le luci della città di Portland, in Oregon (a 80 km di distanza) che si riflettono sulle nuvole, e solo poche stelle riescono ad affacciarsi là dove il cielo è un po' più sgombro.


10° posto ingrandisci
5° premio, categoria "Bellezza del cielo notturno"
Fotografia di Grant Kaye
In una foto scattata dalle rive del lago Mono, in California, a causa del tempo lungo d'esposizione, le stelle sembrano ruotare attorno al Polo Nord celeste. Circondato da formazioni calcaree a picchi, il lago ospita molte specie di batteri in grado di sopravvivere in condizioni di calore o di acidità proibitive per quasi tutte le altre forme di vita terrestri.
"Una foto del cielo notturno scattata da un lago alieno, su un satellite di Giove o Saturno, avrebbe più o meno lo stesso aspetto," commenta il giurato Mike Simmons.

Premiando le immagini di inquinamento luminoso, gli organizzatori del concorso sperano di invogliare la gente "a riprendersi la bellezza del cielo notturno, che non è solo un essenziale campo di osservazione per gli astronomi, ma anche una componente essenziale della natura".

"Gli abitanti delle città non sanno cosa si perdono," dice Mike Simmons, giurato del concorso e presidente dell'associazione Astronomers Without Borders. "Forse queste foto li incoraggeranno a lasciare per un po' la città e tornare in contatto con il cielo notturno."
Noi siamo pienamente d'accordo, e voi?
Autore: Adriano Muzzi - Data: 3 giugno 2011 - Fonte: http://twanight.org/newTWAN/index.asp
 

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postato da: Adry666 alle ore giugno 03, 2011 01:35 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, adriano muzzi
venerdì, 20 maggio 2011

Cortocircuito tra Enceladus e Saturno

La sonda Cassini della NASA ha fotografato cortocircuiti elettrici tra il pianeta Saturno e una delle sue lune, Enceladus.

La figura mostra una ricostruzione del flusso luminescente di luce ultravioletta vicino al polo nord di Saturno che si presenta come "impronta aurorale" della connessione magnetica tra Saturno e la sua luna Enceladus. In questa immagine, l'impronta è raffigurata nel riquadro bianco segnato su Saturno, con le linee del campo magnetico in bianco e viola. ingrandisci
Già da tempo Enceladus si è contraddistinta per essere una luna attiva, che produce spettacolari zampilli di ghiaccio da profonde spaccature nella sua crosta congelata (ne avevamo parlato qui). La nube di cristalli d’acqua che sovrasta Enceladus alimenta un flusso di particelle e molecole organiche che la sonda della Nasa, Cassini, ha analizzato volandoci all’interno. Questo flusso si allinea con le linee del campo magnetico che da Enceladus giungono fino a Saturno, tracciando un grande arco verso le regioni polari del pianeta.


Placche tettoniche sulla superficie ghiacciata di Enceladus ingrandisci
Alcuni astronomi sospettavano che questo collegamento potesse generare eventi simili alle aurore polari nell’atmosfera di Saturno. Con telescopi ultravioletti è stata osservata l’impronta aurorale di Enceladus, ossia un ovale luminescente proprio in corrispondenza del punto in cui il campo magnetico si immerge nell’alta atmosfera di Saturno. L’ovale misura circa 1200 x 400 km, e testimonia che in quel punto si chiude un immenso circuito elettrico, lungo oltre duecentomila chilometri.
Cassini ha registrato anche dei disturbi magnetici, un insieme di sibili e fischi, tipici dell’interazione fra il campo magnetico del pianeta e la corrente di particelle che giunge dal satellite. L’impronta ovale di Enceladus su Saturno ha un’intensità variabile, indicazione che il flusso di particelle proveniente dal satellite cambia nel tempo. Probabilmente tutto questo permetterà anche di comprendere meglio lo strano campo magnetico di Saturno e l’attività dei geyser ghiacciati di Enceladus, fenomeno unico del nostro Sistema Solare. Del nostro…
Autore: Adriano Muzzi - Data: 18 maggio 2011 - Fonte: www.skyandtelescope.com/news/wires?id=158250371&c=y
 

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1 Fascinating!
» postato da Sergio Donato alle 09:34 del 18-05-2011
Puoi continuare la discussione sul forum
postato da: Adry666 alle ore maggio 20, 2011 00:07 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
venerdì, 13 maggio 2011

Gigantesche stelle-trottola ai primordi dell'universo

In un articolo apparso su Nature, un gruppo di ricercatori guidati da una scienziata italiana è arrivato alla conclusione che le prime stelle erano astri dotati di masse di decine di volte quelle del nostro Sole.

NGC 6522 ingrandisci
Da dove provengono elementi rari come l’ittrio e lo stronzio individuati nell’atmosfera di alcune stelle molto antiche nel centro della nostra Galassia? La risposta viene da uno studio guidato da una ricercatrice dell’INAF: i due elementi chimici sono stati prodotti, ai primordi dell’universo, da stelle massive che ruotavano a velocità elevatissime, come gigantesche trottole.

NGC 6522 è un ammasso stellare situato nella regione centrale della nostra galassia, ed è ritenuto uno dei più antichi con un'età stimata di almeno dodici miliardi di anni. La scoperta è stata ottenuta studiando le proprietà della luce emessa da otto stelle di massa simile al Sole. Le stelle prese in esame dovrebbero essere contemporanee all'epoca di formazione dell'ammasso e dunque si sarebbero formate non più di un miliardo di anni dopo il Big Bang.

Ripercorrendo in senso inverso l'evoluzione dell'Universo, solo un paio di generazioni di stelle massicce avrebbero potuto completare, in un tempo stimato di qualche decina di milioni di anni, il loro ciclo evolutivo e diffondere nel cosmo gli elementi chimici più pesanti dell'elio a seguito di esplosioni di supernove prima della formazione delle stelle in NGC 6522.

Tracce di elementi peculiarmente prodotti da stelle massicce sono state individuate dai ricercatori negli spettri della radiazione delle otto stelle di NGC 6522 ottenuti con il Very Large Telescope dell'ESO sulle Ande cilene, sembrerebbero confermare questo scenario. Tuttavia nella composizione dell'atmosfera esterna delle otto stelle sono stati trovati anche due elementi rari, l'ittrio e lo stronzio, che si ritiene siano prodotti da astri di masse comparabili al Sole. Ma a un'epoca così remota, nessun corpo celeste di quel tipo avrebbe potuto completare il suo ciclo evolutivo, e quindi non avrebbe potuto rilasciare nello spazio quegli elementi chimici che poi sarebbero stati inglobati nel gas delle stelle di seconda generazione, presenti anche in NGC 6522.


La simulazione al computer della nascita di una stella primordiale. ingrandisci
E quindi da dove verrebbero elementi come l'ittrio e lo stronzio? "La spiegazione che meglio si accorda con le osservazioni, e a nostro parere molto elegante, è che le prime stelle massive dell'universo, grazie alla loro elevatissima velocità di rotazione, siano state in grado di generare quelle specie chimiche che abbiamo scoperto in NGC6522," afferma la ricercatrice italiana Cristina Chiappini, dell'Osservatorio astronomico di Trieste-INAF ora in forze presso il Leibniz-Institut für Astrophysik di Potsdam in Germania, che ha diretto lo studio.
"Secondo le nostre stime, queste velocità potevano arrivare anche a ottocento chilometri al secondo, valori anche otto volte maggiori di quelli che osserviamo oggi in stelle di massa analoga. E a conferma di questo scenario ci sono anche recenti simulazioni al calcolatore realizzate da un altro gruppo di ricerca."
Autore: Adriano Muzzi - Data: 12 maggio 2011 - Fonte: http://www.nature.com/nature/journal/v472/n7344/full/nature10000.html
 

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1 Ma perchè ruoterebbero a 800 km/s? Come fanno? Ciao!
» postato da Knight Gimmy alle 23:50 del 12-05-2011
2 Ciao Gimmy, bella domanda! Penso che la velocità elevatissima sia legata alla legge di conservazione della quantità di moto; energia enorme perchè prossima al big bang.
» postato da adry666 alle 12:14 del 13-05-2011
postato da: Adry666 alle ore maggio 13, 2011 23:45 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
martedì, 03 maggio 2011
l SETI annuncia il blocco del programma di ricerca in materia di vita extraterrestre a causa del calo dei fondi federali USA.

SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence)
Taglio dei fondi per il SETI Institute (Search for Extraterrestrial Intelligence). Prima conseguenza: l’istituto ha fermato questo mese l'attività dell’Allen Telescope Array, un radiotelescopio situato nelle montagne della California del nord, dove erano in funzione quarantadue parabole dedicate alla ricerca di segnali alieni provenienti dallo spazio profondo. Il team che gestisce l’Allen Telescope Array ha infatti bloccato tutte le operazioni di base per lasciare uno dei telescopi più costosi e innovativi al mondo "in stato di ibernazione".

Tante sono le personalità affascinanti che intrecciano la loro storia con quella del progetto SETI. Innanzitutto, l’astronomo Frank Drake che per primo puntò un radiotelescopio verso le stelle Tau Ceti e Epsilon Eridani, famoso per l’equazione che porta il suo nome. È stato lui insieme a Carl Sagan a fondare il SETI, e tra gli altri che hanno investito e creduto nel progetto, si annovera Paul Allen, co-fondatore della Microsoft, che staccò un assegno di oltre tredici milioni di dollari, mobilitando nel frattempo i computer di tutto il mondo alla ricerca di segnali alieni (il progetto SETI@home).

È normale che in questo momento di crisi economica si vada a tagliare la ricerca? No, ma è anche vero che se non ci sono fondi qualcosa lo si deve fermare. Chiaramente le scelte ricadono su ricerche considerate secondarie, non strettamente necessarie, nell’immediato, all’umanità. Un po' come si fa nelle aziende, dove per prima cosa si tagliano i dipartimenti di comunicazione e marketing invece della produzione e del delivery. Ma è proprio così? Queste scelte sono dettate da visioni a breve-medio termine. Per ritornare all’esempio dell'azienda, tagliare il marketing vuol dire risparmiare nell'immediato, ma precludersi nuove possibilità sul mercato per il futuro. Così anche il progetto SETI non comporta guadagni immediati per l'umanità, anzi solo grandi costi, ma in un futuro, molto a lungo termine, ci potrebbe portare un grado di innovazione inimmaginabile. Non ci riferiamo solo al cambiamento di mentalità implicato nella scoperta di non essere soli, ma anche in possibili scoperte per copia & incolla che i nostri scienziati potrebbero carpire dalla ipotetica razza aliena.

È anche vero che, per stessa ammissione degli scienziati e ricercatori del SETI, a essere esaminati finora sono stati appena un miliardesimo dello spazio e delle frequenze che potrebbero eventualmente essere prese in considerazione per segnali extraterrestri. Prima di raggiungere un vero e proprio risultato ci potrebbe volere ancora "un centinaio d’anni", o chissà quanto di più. Scandagliare l’universo alla ricerca di segnali alieni non è certo cosa semplice: è come cercare un ago nel pagliaio. Ma non cercarlo non è la soluzione migliore o definitiva. Non cercare equivale sicuramente a non trovare. Qualcuno scherzosamente ha detto che forse saranno loro a trovare noi, ma non è certo una gran consolazione.

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Comunque, in sintesi, per adesso, ci hanno tagliato i sogni e le speranze di svegliarci una mattina e leggere la straordinaria notizia, La Notizia.

Nel frattempo, sperando di rivedere attivo il progetto al più presto, per chi volesse dal sito del SETI è possibile fare una donazione. Speriamo bene!
Autore: Adriano Muzzi - Data: 3 maggio 2011 - Fonte: www.seti.org
postato da: Adry666 alle ore maggio 03, 2011 00:52 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza adriano muzzi attua, giulia muzzi, paolo muzzi
lunedì, 18 aprile 2011

Incredibile immagine di un disco protoplanetario

Grazie alle recenti osservazioni realizzate con il telescopio Subaru (Hawaii), un gruppo di astronomi guidati da Christian Thalmann ha identificato due dischi protoplanetari associati a due giovani stelle.

Il disco protoplanetario ingrandisci
I pianeti, secondo le più recenti teorie, si formano nei dischi di polvere e gas che circondano le stelle giovani: gli addensamenti locali nei dischi raccolgono materiale in modo crescente finché l'attrazione gravitazionale non raggiunge valori sufficienti a comprimerli in una massa densa, che forma quello che noi chiamiamo pianeta.

Osservare i dischi protoplanetari significa anche andare indietro nel tempo e immaginare come poteva apparire il nostro Sistema Solare più di 4,6 miliardi di anni fa. Le due osservazioni, ottenute superando notevoli difficoltà tecniche, hanno aggiunto nuovi dettagli, rivelando strutture mai osservate direttamente finora. Le straordinarie immagini sono ora disponibili grazie a una nuova osservazione della camera HiCIAO del Telescopio Subaru, situato nelle Hawaii, ottenuta nell'ambito di uno studio ideato proprio a questo scopo.

La ricerca ha avuto come oggetto la stella LkCa 15, una stella giovane di pochi milioni di anni di età, situata a circa quattrocentocinquanta anni luce dalla Terra nella costellazione del Toro. Da precedenti osservazioni nello spettro infrarosso si era potuto dedurre la presenza di un ampio vuoto al centro del disco protoplanetario. Le nuove immagini mostrano una forte luce brillare dalla superficie del disco che disegna in modo chiaro il bordo di tale vuoto, così grande che potrebbe contenere l'intero sistema solare; ha una forma ellittica e non è centrato nella stella.

"La spiegazione più plausibile del gap nel disco di LkCa 15 e in particolare della sua asimmetria è che uno o più pianeti di recente formazione abbiano spazzato via il gas e le polveri dalle proprie orbite," ha detto Christian Thalmann, che è alla guida del gruppo di astronomia del Max Planck Institut. "Non siamo ancora in grado di vedere direttamente i pianeti in formazione, a causa dell'intensa luce emessa dalla stella, ma le cose potrebbero cambiare presto."

E noi attendiamo fiduciosi pronti ad osservare nuove "nursery" nella nostra galassia.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 18 aprile 2011 - Fonte: www.sciencecodex.com
 

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1 Gli articoli scientifici sono i miei preferiti su fantascienza.com
» postato da (Simone Caverni) alle 12:20 del 18-04-2011
postato da: Adry666 alle ore aprile 18, 2011 16:56 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
mercoledì, 02 marzo 2011

Encelado ha un oceano frizzante

Grazie ai nuovi dati inviati e raccolti dalla sonda Cassini, è stato spiegato il meccanismo che porta alla formazione dei pennacchi di vapore acqueo che si levano dalla ghiacciata superficie del satellite di Saturno.

Una foto della sonda Cassini ai geyser di Encelado ingrandisci
"Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. Geyser di ghiaccio su una luna di Saturno..." Così, se avesse voce, la sonda Cassini ci potrebbe narrare gli strani fenomeni che avvengono su Encelado, una delle lune di Saturno.

Encelado (dal greco Εγκέλαδος, "trombettiere", uno dei giganti figli di Urano e Gea) è il sesto satellite naturale di Saturno, scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel. È recentemente diventato uno dei più studiati corpi del sistema solare. Encelado non solo ospita un oceano sotterraneo, ma questo è anche frizzante come la Coca-cola. L'evento è stato confermato grazie alle ultime analisi sui dati raccolti dalla sonda Cassini, che ha rivelato pennacchi di vapore acqueo, particelle ghiacciate e composti organici che si levano da varie fessure presenti nella superficie ghiacciata.

Fin dai primi avvistamenti, la sonda Cassini aveva rilevato nei pennacchi la presenza di varie sostanze: carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto e vari idrocarburi, ma nessuno dei sali che dovrebbero essere contenuti in un oceano. Il ricercatore Dennis Matson osserva che: "I sali di sodio e potassio e i carbonati erano bloccati nelle particelle ghiacciate dei pennacchi. E l'origine di queste sostanze doveva essere un oceano". Le ultime osservazioni di Cassini hanno scoperto anche l'esistenza di fessurazioni in cui la temperatura è di circa 190 gradi Kelvin. "Temperature così elevate devono avere quasi sicuramente un'origine vulcanica. Il calore deve fluire dall'interno in misura sufficiente a fondere parte del ghiaccio del sottosuolo e creare cisterne sotterranee."

La domanda che si sono posti gli scienziati è stata: in che modo il contenuto di un oceano sovrastato da una cappa di ghiaccio spessa chilometri può raggiungere la superficie? Il modello proposto suggerisce che i gas disciolti nell'acqua ospitata nelle profondità formino bolle. Poiché la densità dell'acqua frizzante che ne risulta è inferiore a quella del ghiaccio per la maggiore presenza di gas, il liquido risale rapidamente attraverso il ghiaccio fino alla superficie.

"Gran parte dell'acqua si diffonde lateralmente e riscalda un sottile strato di calotta spesso un migliaio di metri. Ma una parte si raccoglie in camere superficiali, in cui la pressione aumenta fino a esplodere formando un buco in superficie da cui fuoriesce come quando si apre appena una lattina di bevanda gassata. Quando il resto dell'acqua si raffredda, scende nuovamente verso il basso ritornando nell'oceano per far ripartire il processo," afferma Matson.

L'ipotesi più accreditata sull'origine della fonte di calore che genera questo singolare fenomeno spiega il meccanismo attraverso delle maree interne prodotte dalla gravità di Saturno, un'idea avvalorata anche dal fatto che la forma dell'orbita del satellite si modifica leggermente. L'attrito generato da queste maree svilupperebbe il calore necessario a creare i processi vulcanici in grado di sciogliere il ghiaccio sotterraneo.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 28 febbraio 2011 - Fonte: scienceray.com
 

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postato da: Adry666 alle ore marzo 02, 2011 00:43 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
venerdì, 25 febbraio 2011

Programma Constellation: No, we can't

La fine del programma Nasa è l'inizio di una nuova era per i viaggi spaziali?

Il logo del programma Constellation
La finanziaria 2011 che Barack Obama ha reso pubblica ha messo la parola fine, almeno per questo decennio, al progetto di ritorno della Nasa sulla Luna. La forte crisi economica in corso ha convinto la Casa Bianca a limitare gli sforzi economici dell'Agenzia spaziale solo allo sviluppo di veicoli in grado di raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Gli space shuttle andranno in pensione come previsto e la Iss rimarrà in orbita almeno fino al 2020; il tutto grazie anche a una cooperazione internazionale che permetterà di condividere tecnologie e tagliare i costi.

Nel 2011 la NASA avrebbe dovuto iniziare il lavoro su altri due componenti fondamentali per il ritorno sulla nostra Luna: il modulo di allunaggio e il vettore Ares V, in grado di trasportare anche carico addizionale. La prospettiva di costruire una base lunare era tuttavia stata criticata da alcuni esperti, secondo i quali sarebbe stata una strada senza uscita che avrebbe assorbito troppe risorse finanziarie.

schema del programma Constellation ingrandisci
La rivalutazione del programma sembrerebbe escludere il possibile mantenimento della flotta degli space shuttle oltre la data di ritiro prevista del 2011, scelta che costerebbe circa tre miliardi di dollari l'anno, oltre ad aumentare la probabilità di incidenti mortali. Molti ricercatori sono preoccupati dal fatto che nei prossimi anni il budget della Nasa sarà sempre più assorbito dalle ultime missioni shuttle, e quindi dalla possibilità di riparare le sonde e i satelliti già in orbita, ma anche dai nuovi lanci per scopi scientifici.

Se vogliamo vedere per forza il bicchiere mezzo pieno, l’ipotesi che la NASA abbandoni i voli con equipaggio in orbita bassa potrebbe far decollare i viaggi spaziali di massa. Quando la NASA ritirerà gli shuttle, entro il 2011, gli Stati Uniti non avranno più mezzi per portare astronauti o rifornimenti sulla Stazione spaziale internazionale. E allora, forse, arriveranno i privati. In teoria, un sostegno pubblico iniziale a imprenditori coraggiosi potrebbe stimolare la nascita di un'economia centrata sui viaggi spaziali, grazie alla competizione che farebbe abbassare sempre di più i prezzi. Ma nessuno sa se le start-up riusciranno davvero a costruire veicoli spaziali sicuri, economici e affidabili. Se fallissero, l’esplorazione umana dello spazio potrebbe regredire di decenni. E i nostri sogni con loro…
Autore: Adriano Muzzi - Data: 24 febbraio 2011 - Fonte: http://www.spacenews.com
 

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1 Te pareva. I soldi per gli armamenti però ci sono sempre.
» postato da contezero1 alle 03:14 del 24-02-2011
2 La valutazione di un programma spaziale si opera sulla base della sua attuazione in tempi definiti. Il carattere di max 8 anni delle presidenze USA impone di non considerare serio un programma privo di ogni risultato entro non di più di otto anni. Obama ha annunciato il programma per un lanciatore pesante con equipaggio umano destinato allo spazio profondo per il 2016, che potrebbe essere l'ultimo anno della sua presidenza. Siamo ai limiti. Finanziamenti per uno studio ve ne sono, ma solo un programma di concreta realizzazione ci dirà se non si tratta di un annuncio senza seguito. E lanciare nel 2016 significa progettare quanto meno già da quest'anno. Non ne vedo la volontà e trovo infelicissimo che alcuni - non i curatori di questo sito - che si scagliano contro i limiti alla spesa scientifica e tecnologica si compiacciano del fatto che la recessione imporrebbe un limite ai viaggi spaziali. Quanto ai privati, nessun programma privato prevede lanci orbitali umani per almeno 10 anni e lanci deep space sono oggi totalmente fuori orizzonte. La vedo male e suggerisco agli operatori del settore, privati e pubblici, di darsi una mossa . Io la vedo così
» postato da Marco Casetta alle 13:04 del 24-02-2011
3 X l'ottimo Marco Casetta. Purtroppo anch'io la vedo in questo modo ma c'è un'ipotesi per me molto inquietante: la Cina. I programmi "reali" spaziali della nuova superpotenza non sono conosciuti ma potrebbero essere seri e con conseguenze (a mio avviso) drammatiche. Le ricadute tecnologiche della conquista del "deep space" potrebbero modificare decisamente in peggio la situazione già confusa a livello geopolitico. Mah. Chi vivrà, vedrà. Grazie
» postato da (carlo s) alle 14:33 del 24-02-2011
4 I privati potrebbero anche (per ipotesi) riuscire a lanciare qualcosa di affidabile, ma il contributo scientifico quale sarebbe? Studiare il comportamento a 0G di miliardari annoiati?
» postato da Sbandieratore alle 15:45 del 24-02-2011
5 Ciao ciao Marte! :( E dire che nel 2004 si parlava di installazioni permanenti sulla Luna entro il 2015 e l'uomo su Marte nel 2025-2030, se non prima. Anzi, già negli '60 progettavano varie possibili missioni che dovevano partire negli anni '70 (e qualcuno che conosciamo immaginava una missione verso Giove nel 2001 :P ). Invece, rimanda e rimanda, forse nel 2200...
» postato da (Al Ien) alle 21:17 del 24-02-2011
6 Basta guardare su wikipedia la percentuale del budget federale riservato alla NASA: è in costante calo, una lenta agonia. L'esplorazione spaziale è azzerata, la missione più importante della NASA per i prossimi anni è prevista per il 2020 verso Europa. La ridicola sonda che invieranno non atterrerà nemmeno sul satellite, entrerà solo in orbita, che tristezza :evil:
» postato da v1doc alle 23:06 del 24-02-2011
postato da: Adry666 alle ore febbraio 25, 2011 01:21 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
lunedì, 14 febbraio 2011

Le scoperte scientifiche più importanti del 2010

È stato un anno pieno di emozioni: il mondo è stato testimone di molti prodigi tecnologici e scientifici importanti. Di seguito le dieci scoperte scientifiche dell'anno secondo la rivista IBTimes.

M87 e il vulcano islandese ingrandisci
Quest'anno non volevamo fare il solito pezzo sulle scoperte scientifiche più importanti del 2010, secondo la rivista X o Y. Poi, avendo un po' più di tempo a disposizione, per serendipità (si cercava tutt'altro), abbiamo scovato questa interessante classifica redatta in maniera originale, poi comunque giudicherete voi.

Ecco la top 10 secondo IBTimes.

Top 1: creazione della prima vita sintetica auto replicante.


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A maggio, i ricercatori del J. Craig Venter Institute (JCVI), una organizzazione non-profit sul genoma, focalizzata sulla ricerca di base, ha riferito la costruzione di una prima cellula sintetica batterica auto-replicante. Gli scienziati hanno copiato e modificato un intero genoma di una piccola cellula batterica e l'hanno inserito in una cellula vivente di un'altra specie creando un nuovo organismo sintetico. "Questa è la prima specie di cellule auto-replicanti che abbiamo avuto sul nostro pianeta con papà un computer," ha detto lo scienziato americano Craig Venter che ha guidato la squadra di ricerca.

Top 2: scienziati hanno scoperto esseri viventi costituiti di sostanze chimiche tossiche.


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Una ricerca nel campo dell'Astrobiologia ha trovato il primo microrganismo in grado di prosperare e riprodursi con l'arsenico, una sostanza chimica notoriamente tossica, che ha cambiato le nostre conoscenze fondamentali sulle forme di vita conosciute sulla Terra. Sembra che la vita possa nascere in circostanze veramente estreme e imprevedibili.

Top 3: antimateria creata e intrappolata in laboratorio per la prima volta.


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Nei laboratori del CERN di Ginevra degli scienziati sono riusciti a intercettare e a intrappolare un numero considerevole di particelle di anti-idrogeno. La ricerca apre la strada a nuovi metodi per fare misurazioni dettagliate di anti-idrogeno, che a sua volta permetterà agli scienziati di confrontare materia e antimateria, uno dei più grandi misteri della scienza. Forse i motori materia-antimateria della fantascienza non sono così lontani.

Top 4: scienziati hanno risolto il mistero della massa nelle Stelle Variabili.


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Gli astronomi hanno scoperto la prima stella doppia in cui una pulsar variabile e un'altra stella passano una davanti l'altra, fatto che servirà a risolvere un mistero vecchio di decenni. "Utilizzando lo strumento HARPS sul telescopio di 3.6 metri dell'ESO di La Silla in Cile, insieme ad altri telescopi, abbiamo misurato la massa di una delle Cefeidi con una precisione di gran lunga superiore alle stime precedenti," ha dichiarato Grzegorz Pietrzyski, ricercatore della Universidad de Concepción in Cile e l'Osservatorio dell'Università di Varsavia in Polonia. "Questo nuovo risultato ci permette di capire immediatamente quale delle due teorie in competizione per la predizione delle masse delle Cefeidi è corretto."

Top 5: gli astronomi scoprono la "stele di Rosetta" per le stelle "nane".

Un team internazionale di astronomi (European Southern Observatory, ESO) ha scoperto un sistema stellare unico composto da stelle molto fredde in orbita una intorno all'altra: una stella nana ricca di metano e una nana bianca. Il sistema, che è il primo del suo genere a essere trovato, è una "Stele di Rosetta " per le stelle nane, che dà agli scienziati un modo per trovare la massa e l'età delle stelle nane composte da metano, conosciuta come stelle T-dwarf.

Top 6: misteriose "bolle" giganti sono state scoperte nella Via Lattea.

Gli scienziati hanno scoperto due fonti massiccie di raggi gamma che emettono bolle al centro della Via Lattea. Gli astronomi ritengono che le bolle possano essere vecchie milioni di anni. Gli scienziati stanno ora conducendo ulteriori analisi per capire meglio la loro natura, che sembrano avere contorni ben definiti ed emettono una nebbia ad alta energia di raggi gamma come non si è mai visto nella Via Lattea. I ricercatori ritengono che le bolle potrebbero essersi formate a causa di deflussi di gas da un burst di formazione stellare, forse lo stesso che ha prodotto molti ammassi di ammssi stellari nel centro della Via Lattea diversi milioni di anni fa.

Top 7: vulcani di ghiaccio su Titano, una luna di Saturno.


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Gli scienziati hanno probabilmente trovato dei vulcani di ghiaccio su Titano, la luna di Saturno, simili a quelli che eruttano sulla Terra roccia fusa. Dati sulla composizione topografica della superficie fornite dalla sonda Cassini della NASA hanno permesso agli scienziati di fare un'analogia che paragona tali vulcani a quelli della Terra  che eruttano lava invece che ghiaccio.

Top 8:  le forze di marea tengono liquida l'acqua sulla luna di Saturno, Enceladus.


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La temperatura media della superficie della luna di Saturno, Enceladus, è molto bassa: -198 gradi Celsius, il che è abbastanza per tenere liquido l'azoto. Nel contempo tale temperatura escluderebbe la presenza di acqua allo stato liquido. Ma questo punto di vista è cambiato quando nel 2005 la sonda Cassini ha scattato una foto di un pennacchio di acqua emergente dalla superficie. Recentemente gli scienziati del National Aeronautics and Space Administration hanno teorizzato che Encelado gira in modo non uniforme, dando luogo a forze di marea che creano calore che mantiene l'acqua liquida sotto la superficie.

Top 9: le collisioni planetarie nei sistemi a stelle doppie non danno la possibilità alla vita di emergere.


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I sistemi a stelle doppie causano la collisione tra i pianeti del sistema, e quindi ogni possibilità di vita emergente su questi pianeti è esclusa, dice un rapporto della NASA. Jeremy Drake del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, ha detto in un comunicato stampa della NASA's Jet Propulsion Laboratory: "I nostri dati ci dicono che i pianeti in questi sistemi potrebbero non essere così fortunati — le collisioni potrebbero essere comuni. È teoricamente possibile che possano esistere pianeti abitabili attorno a questi tipi di stelle, ma se fosse sorta qualche forma di vita lì potrebbe essere condannata. "

Top 10: un "super vulcano" nello spazio profondo ha eruzioni molto simili  al vulcano islandese sulla Terra.


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Un super-vulcano è in eruzione nell'ammasso galattico M87 con emissione verso l'esterno di gas esplosivi, e gli scienziati della NASA ritengono che il grande vulcano in M87 è molto simile al  vulcano islandese che recentemente ha causato pesanti interruzioni del traffico aereo in tutta Europa. Secondo il Chandra X-ray Observatory della NASA, M87 è relativamente vicino alla Terra, dista una distanza di circa 50 milioni di anni luce e si trova al centro dell'ammasso della Vergine, che contiene migliaia di galassie.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 14 febbraio 2011 - Fonte: www.ibtimes.com
 

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1 Quasi tutta astronomia, importante ma decisamente lontana anni luce (battutaccia! scusate) dalla vita di tutti da qui ai prossimi vent'anni. Eppure a quanto ne so proseguono le ricerche nel campo dei nanomateriali, con ricadute credibili a 5-10 anni, per esempio. Meno catalogabile come ricerca e più come applicazione, nel nostro campo d'interesse ci sarebbe da discutere sulla silenziosa diffusione di "robot" nel campo della difesa: elicotteri drone capaci di trasportare carichi in aree pericolose facendo tutta la missione senza intervento umano (atterraggio e decollo compresi), velivoli capaci di fare rifornimento in volo senza l'aiuto di un pilota umano, veicoli terrestri sempre più credibilmente in grado di viaggiare districandosi dagli ostacoli per recuperare feriti o trasportare materiale e capaci di far fuoco (per ora a comando umano), inclusi mezzi non ruotati. Potremmo continuare, ovviamente. Terminator e i droni alla Star Wars sono per ora molto più vicini del motore ad antimateria di Star Trek (come le guerre che raccontano sono molto più vicine all'attualità della pace della Federazione, temo).
» postato da Naismith alle 10:47 del 14-02-2011
2 Sbaglio o la Top 7 era illustrata in "Terra Imperiale" di Clarke, ristampato il mese scorso su Urania Collezione? Mentre la Top 9 è palesemente destituita di ogni fondamento, dato che presupporrebbe la non-esistenza dei Vulcaniani... :)
» postato da Calimero Jones alle 17:25 del 14-02-2011
3 Confesso che non ho capito la 10. Un super vulcano in una galassia?? M87 = ammasso galattico?? (mi risulta sia una galassia ellittica).
» postato da (Enrico Richetti) alle 18:03 del 14-02-2011
4 Ps: top2 sembra sia da verificare causa errori di valutazione da parte degli scienziati della Nasa che la hanno divulgata.
» postato da (Enrico Richetti) alle 18:05 del 14-02-2011
5 "Ammasso galattico" perché pare si sia formata in seguito alla fusione di addirittura un centinaio di galassie più piccole http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1346319 Comunque mi pare chiaro con "supervulcano" si intendesse un'analogia, a guardarla è come se "eruttasse".
» postato da Calimero Jones alle 20:27 del 14-02-2011
postato da: Adry666 alle ore febbraio 14, 2011 23:57 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
martedì, 11 gennaio 2011

Un viaggio verso l’infinito

Ipotesi sul “Primo Contatto” al contrario: e se fossero gli umani ad andare su un pianeta alieno? Riflessioni, tra il serio e il faceto, sull’animo umano e dintorni e sui possibili scenari di un’invasione umana su un altro mondo.
Nella prima puntata di questa rubrica ci siamo divertiti a immaginare possibili modalità di

esploreremo davvero Rama? ingrandisci
incontri con civiltà aliene, arrivando anche ad auspicarci una “task force”, una sorta di organizzazione mondiale per prepararsi al grande evento. In effetti, qualcosa si è poi letto su fantomatiche organizzazioni dell’ONU o di scienziati interessati al progetto di “accoglienza”. Qualcun altro ha anche ammonito le masse ricordando che gli alieni potrebbero anche avere intenzioni non proprio “buone”. Chiudendo l’argomento, la domanda che ci vogliamo porre adesso è: perché non immaginare il contrario? Va bene l’ospitalità, ma anche noi potremmo andare a far visita ad altre civiltà. Potremmo organizzare un viaggio verso le stelle come spedizione spaziale e come esodo più o meno spontaneo. L’idea ce l’ha fatta venire un recente annuncio di un progetto della NASA di “astronavi generazionali”, tenuto fino a poco tempo fa segreto, per costruire una super-nave spaziale, destinata a un viaggio senza ritorno. La meta? Entrare nello spazio profondo e tentare la colonizzazione di pianeti compatibili con la vita dell'essere umano. A bordo dovrebbero infatti sistemarsi "volontari" di una delle più straordinarie esperienze concepibili: un gruppo di persone convinte ad accettare questo itinerario di sola andata per i superiori destini della nostra razza.
Una nave generazionale è un ipotetico tipo di astronave interstellare in grado di viaggiare a velocità molto inferiori a quella della luce, e proprio per questo destinata ad ospitare generazioni di esseri umani, in vista di un viaggio che potrebbe durare secoli o anche migliaia d'anni. Le navi generazionali sono state descritte come immensi scafi in grado di mantenere in vita per secoli un equipaggio di migliaia di persone, mantenendo un ecosistema necessario alla produzione di aria respirabile e cibo. Allo stato attuale della tecnica è l'unico sistema teoricamente attuabile.
Arthur C. Clarke, lo scienziato e il grande maestro di hard sf, ci ha descritto questo tipo di navi come immense e molto simili a un mondo in miniatura con gravità (forniata dalla rotazione di una delle sue parti, grazie alla forza centrifuga; in piccolo tutti possiamo ricordare la Discovery di 2001: Odissea nello Spazio) e atmosfera con eventi stagionali e quotidiani di tipo meteorologico (pioggia, sole, ecc.). Nel suo romanzo, Incontro con Rama, Clarke ci ha descritto tutto in maniera così particolareggiata che potremmo semplicemente seguire le sue istruzioni per costruirne una...
Ma come al solito poniamoci qualche domanda e dubitiamo del dubitabile.

Perché dovremmo intraprendere una simile avventura? I motivi potrebbero essere tanti: inquinamento che arriva a un punto di non ritorno con conseguenze catastrofiche per la “fauna” terrestre; sovrappopolazione con sempre più limitate scorte d’acqua e di cibo; piacere della scoperte e dell’avventura nello spazio (uno dei motivi più validi che ci ha anche portato sulla Luna è decaduto: la competizione tra USA e URSS).

Come? Ossia, come dovrebbe essere progettata la struttura dell’astronave? Come dicevamo prima, l’idea di Clarke per Rama potrebbe non essere male. I principali problemi che riscontrano gli astronauti sono legati all’assenza di gravità (osteoporosi, ipotrofia muscolare e mal di spazio), alla mancanza di riferimenti stagionali (l’alternarsi delle stagioni e delle variazioni climatiche e di luce), alla ristrettezza degli spazi comuni e privati.
Insomma servirebbe un’astronave enorme, con gravità terrestre, o comparabile, e un ecosistema in grado di permettere la crescita delle piante e il ricambio d’aria. Ovviamente l’indipendenza e l’autonomia del sistema sono imprescindibili: non ci sarà nessun aiuto dalla Terra in caso di guasti o di malattie endemiche delle coltivazioni e degli eventuali animali d’allevamento. Dovrebbe essere un piccolo mondo autonomo, magari una “bolla” trasparente, ma molto solida (dovrà resistere a meteoriti, raggi cosmici e altri eventi forse sconosciuti) con all’interno molto verde e tanto spazio.

Problemi: tanti, innanzitutto la condizione “umana”, il morale, la motivazione, gli obiettivi di

L'epuipaggio ibernato dell'astronave Discovery in 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick ingrandisci
crescita personale e professionale, il tempo quasi infinito di viaggio, l’obsolescenza degli apparati tecnologici, ecc. Un altro grande problema che fino ad adesso non abbiamo ancora sentito dalla NASA: le generazioni successive sarebbero d’accordo a crescere in “cattività”? Come avere il loro assenso preventivo? Sarebbe giusto costringere delle persone a vivere tutta la loro vita in un mondo artificiale alla deriva nello spazio?Poi ci sarebbe anche il dilemma che chiameremo del “cordone ombelicale”: le comunicazioni con la Terra diventerebbero sempre più rarefatte e difficili (tempi di invio e risposta sempre più larghi) fino a interrompersi del tutto. L’equipaggio sarebbe in grado di reggere questo distacco? Vorrebbe significare non avere più conforto sia tecnico che umano (anche chi deciderà di partire avrà qualche legame con il pianeta natale: parenti, amici, interessi): l’uomo sarebbe in grado di adattarsi anche a questo?
La sicurezza sulla nave? Come si potrebbe garantire il rispetto delle regole sociali in un mondo chiuso, dove eventuali delinquenti saprebbero dell’impossibilità di ritornare ai tribunali e prigioni terrestri? E se ci fosse un ammutinamento? Dovrà essere anche presente personale militare per eventuali sbarchi armati su pianeti potenzialmente pericolosi e ostili?

L’equipaggio come verrebbe scelto, e da chi? Oppure, vista le delicatezza della missione, sarebbero “loro” a scegliere la missione?

Andare dove? Quale destinazione è più plausibile per continuare la vita su un pianeta? Puntare agli esopianeti?

E gli alieni dove sono? Conviene cercarli o sarebbe interpretata come “invasione”? In generale sarebbe auspicabile evitare una guerra interplanetaria, ma ricevere un aiuto non sarebbe male: dei “ciceroni” galattici…

Certo i problemi, e soprattutto le incognite, sarebbero innumerevoli, ma facciamo un passo indietro e vediamo se ci sono delle alternative alle astronavi generazionali.
La prima cosa che viene in mente è quella di mandare navicelle senza equipaggio (già fatto in parte: il Voyager, Pioneer, ecc.) che avrebbero il grande vantaggio di eliminare qualsiasi problema legato al mantenimento degli esseri umani, ma tale soluzione avrebbe l’ovvia controindicazione in caso di volontà e necessità di lasciare “fisicamente” il nostro pianeta natale.
Invece, rimanendo ai carichi “umani”, per ridurre drasticamente la durata soggettiva del viaggio, ma anche il consumo di risorse a bordo, si può ipotizzare che l’equipaggio dell'astronave venga messo in uno stato di animazione sospesa (ibernazione o tecniche simili), anche se la tecnologia non è ancora disponibile, e anzi i tentativi che sono stati fatti negli Stati Uniti per le persone in stati terminali ha portato a risultati piuttosto catastrofici: l’ibernazione dei liquidi contenuti nel corpo ha frammentato le cellule con conseguente impossibilità di ritorno in vita dei soggetti. Comunque, in un futuro remoto, tali astronavi potrebbero essere guidate da un sistema automatico (AI), oppure da una piccola parte dell'equipaggio in stato di veglia.
Una via di mezzo tra una missione automatica e l’ibernazione potrebbe attraverso l’invio di embrioni,  che implicherebbe l'invio di una missione robotizzata su un pianeta abitabile di tipo terrestre, trasportando embrioni umani surgelati, oppure trasportando mezzi tecnologici o biologici per creare sul posto embrioni umani.
Nell’ipotesi ancora più remota di riuscire a costruire un sistema propulsivo in grado di portare un veicolo spaziale a una velocità molto prossima a quella della luce si sperimenterebbe, secondo la teoria della relatività, un effetto di rallentamento dello scorrere del tempo all'interno della nave. Questo permetterebbe all'equipaggio di effettuare un viaggio della durata di secoli mentre a bordo dell'astronave trascorrerebbero solo pochi mesi o anni. Il problema è per chi restasse sulla Terra: non saprebbe mai dell’eventuale riuscita della spedizione a causa della dilatazione estrema dei tempi relativamente a quelli terrestri (per generazioni e generazioni).Per superare il limite della velocità della luce vengono ipotizzate varie soluzioni che si dividono a loro volta in due principali gruppi. I limiti posti dalla teoria della relatività possono venir semplicemente negati o aggirati alterando localmente le caratteristiche dello spazio (motori a curvatura, l’iperspazio di Campbell, la rete di “portali” di Simmons, ecc.) oppure il viaggio interstellare viene effettuato ricorrendo a scorciatoie di vario genere tra i quali l'utilizzo dei wormhole. Un tunnel spaziale è una sorta di collegamento che unisce due punti molto distanti nello spazio. La teoria ci dice che si potrebbero coprire enormi distanze in pochi attimi (se ipotizziamo di muoverci lungo una superficie di un solido a forma di “baguette” per percorrerlo per tutta la sua lunghezza ci metteremmo un certo tempo, ma se potessimo fare un buco tra i due lati più lunghi…). Uno dei problemi potrebbe essere che,una delle possibili “porte” potrebbe essere costituita da buchi neri (ponti di Einstein-Rosen) che come si sa non sono proprio accoglienti per l’entità delle forze gravitazionali che entrano in gioco a partire dai loro “bordi”. Quindi, ipotizzare di far passare un’astronave tra due black holes potrebbe avere dei rischi incalcolabili per l’ incolumità dell’equipaggio e della nave stessa.Alla fine di questa piccola serie di riflessioni sorge spontanea una semplice domanda: e se la stessa cosa l'avessero fatta, la stessero facendo o si apprestassero a farla gli extraterrestri che, con tutta probabilità, popolano altre zone del Cosmo? E se l'incontro con "loro" avvenisse non qui da noi, ma in un crocevia dell'Universo? In terra neutra? Poi dove andremmo, a casa loro o a casa nostra?
Quindi ci aspetta un futuro di colonizzazione? Le profezie di Isaac Asimov (La Fondazione), e non solo, si avvereranno? La nostra galassia pullulerà di terrestri (e loro derivati, mutanti, ecc.) con un nuovo spirito pioniere? Il nostro destino sarà quello di diventare i signori della galassia?
Ma in ultima ipotesi: non avrebbe più senso utilizzare questi ingenti investimenti economici e di persone per provare a risolvere i problemi che assillano il nostro pianeta?
E nel caso non fosse più possibile (o comunque nel caso vogliamo per forza pensare in modo fantascientifico) perché non pensare a qualche pianeta del sistema solare, magari con un bel “terraforming”?
Ad esempio Cronache Marziane di Ray Bradbury potrebbe ispirare qualche scienziato con la vena poetica a pensare al nostro fratello rosso, Marte, come obiettivo di un futuribile “viaggio verso l’infinito”.
E voi che ne pensate? Vi imbarchereste su un’astronave generazionale? Avete delle proposte per aiutare lo studio della NASA?

inizio - indietro - pagina 3 di 3 - (fine)
Autore: Adriano Muzzi - Delos Science Fiction 130 - Data: 6 gennaio 2011

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postato da: Adry666 alle ore gennaio 11, 2011 00:24 | Permalink | commenti
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mercoledì, 15 dicembre 2010

Analizzata l'atmosfera di un pianeta "super-Terra"

Gli scienziati hanno scoperto che l'atmosfera dell'esopianeta è composta per lo più da acqua sotto forma di vapore, oppure da dense nubi e nebbie.

Il pianeta più simile alla Terra mai trovato al di fuori del nostro Sistema Slare ingrandisci
L'atmosfera attorno a un pianeta extrasolare "super-Terra", facente parte dei cosiddetti esopianeti, è stata analizzata per la prima volta da un team internazionale di astronomi utilizzando l'European Southern Observatory (ESO) Very Large Telescope. Gli scienziati hanno studiato il pianeta noto come GJ 1214b, mentre passava davanti alla sua stella madre, e un po' della luce stellare passava attraverso l'atmosfera del pianeta. Ora sanno che l'atmosfera è formata prevalentemente da acqua sotto forma di vapore. Il cielo è dominato da dense nubi e/o nebbie.

Gli astronomi hanno scoperto GJ 1214b nel 2009 utilizzando lo strumento HARPS sul telescopio di 3.6 metri dell'ESO in Cile. I primi risultati hanno suggerito che questo pianeta ha un'atmosfera, che è stata ora confermata. Il team internazionale guidato da Jacob Bean dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics di Cambridge, Massachusetts, ha utilizzato per lo studio il riduttore di focale a bassa dispersione Spectrograph (FORS), strumento montato sul Very Large Telescope (VLT). "Questo è il primo esopianeta in cui è stata analizzata l'atmosfera. Abbiamo aggiunto una pietra miliare al percorso che caratterizza e studia questi mondi," ha detto Bean.

GJ 1214b ha un raggio di circa 2,6 volte quella della Terra ed è circa 6,5 volte più massiccio, classificandosi esattamente nella classe dei pianeti extrasolari conosciuti come "super-Terre". La sua stella si trova a circa quaranta anni luce dalla Terra nella costellazione di Ofiuco. Si tratta di una stella debole, ma è anche piccola, il che significa che le dimensioni del pianeta sono grandi rispetto al disco stellare, il che lo rende relativamente facile da studiare. Il pianeta attraversa il disco della sua stella una volta ogni trentotto ore, mentre ci orbita attorno a una distanza di solo due milioni di chilometri — circa settanta volte più vicino dell'orbita terrestre attorno al Sole.

Per studiare l'atmosfera, il team ha osservato la luce proveniente dalla stella nel momento in cui il pianeta passa di fronte a essa. Durante questi transiti, una certa quantità di luce stellare passa attraverso l'atmosfera del pianeta e, a seconda della composizione chimica e del clima del pianeta, specifiche lunghezze d'onda della luce vengono assorbite.

Prima di queste nuove osservazioni, gli astronomi avevano ipotizzato tre possibili atmosfere per GJ 1214b. La prima ipotesi era quella che il pianeta potesse essere avvolto da acqua, che, data la vicinanza alla stella, sarebbe stato in forma di vapore. La seconda possibilità era che questo fosse un mondo roccioso con una atmosfera composta principalmente da idrogeno, ma con nubi alte o nebbie che oscurano la vista. La terza possibilità presa in considerazione era che questo esopianeta potesse essere un mini-Nettuno, con un piccolo nucleo roccioso e un'atmosfera profonda ricca di idrogeno.
Le nuove misure non mostrano i segni rivelatori di idrogeno, e quindi si è esclusa subito la terza opzione. Pertanto l'atmosfera potrebbe sia essere ricca di vapore, o essere ricoperta da nubi o nebbie, simili a quelle osservate nelle atmosfere di Venere e Titano, che nascondono la firma inconfondibile dell'idrogeno.

"Anche se non possiamo ancora dire esattamente come è costituita l'atmosfera, è stato compiuto un eccitante passo in avanti in grado di restringere le possibilità di un mondo così lontano a un pianeta avvolto da vapore acqueo o da nubi e nebbie," ha detto Bean. "Dei follow-up di osservazioni con lunghezza d'onda infrarossa sono ora necessari per determinare quali di queste atmosfere è presente su GJ 1214b."
Autore: Adriano Muzzi - Data: 15 dicembre 2010 - Fonte: http://www.eso.org/public/news/eso1047/
 

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postato da: Adry666 alle ore dicembre 15, 2010 23:33 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
mercoledì, 15 dicembre 2010

Il cielo in una stanza

Google Sky aggiunge il Galaxy Cluster Data, un nuovo modo di studiare le profondità dell'universo che potrebbe preludere a una rivoluzione nel campo dell'astronomia.

Una schermata dall'applicazione di Google ingrandisci
Usare Google Earth Sky da immediato accesso a una serie d'immagini incredibili dell'universo. Animazioni mostrano il movimento dei pianeti nel cielo e c'è anche la possibilità di sovrapporre le immagini del telescopio spaziale Hubble sulle regioni rilevanti del cosmo. Tutto sommato, un'esperienza impressionante.

Ma c'è ancora spazio per migliorare, affermano Jiangang Hao e James Annis, ricercatori presso il Fermi National Accelerator Laboratory a Batavia, sottolineando che Google Sky utilizza immagini a bassa risoluzione del cielo notturno per migliorare la velocità con cui li carica. Il risultato è che Google Sky mostra solo una piccola frazione degli ammassi di galassie che sono stati fotografati fino ad oggi.

Per migliorare questo aspetto Hao e Annis hanno convertito le immagini ad alta risoluzione di una parte del cielo notturno, in Keyhole Markup Language (file. KML), che chiunque può scaricare e visualizzare con Google Sky. Hao e Annis hanno utilizzato le immagini dalla Sloan Digital Sky Survey, che mostra le galassie con un redshift fino a 1. In altre parole, a partire da un tempo in cui l'universo aveva la metà della dimensione attuale. Tutto quello che si deve fare è scaricare il programma relativo (il link è fra le Risorse in rete).

Hao e Annis forniscono i file delle immagini a tre livelli di risoluzione in modo da poter scegliere la dimensione dei file che si desidera scaricare. I dettagli che si guadagnano sono significativi e così Google Sky permette di sorvolare gli ammassi di galassie (anche se non attraverso il 3D) con una sorprendente definizione.

Uno dei potenziali interessanti di questo lavoro potrebbe essere la democratizzazione dell'astronomia: chiunque, in qualsiasi punto del pianeta, potrà andare all'esplorazione di una qualsiasi porzione di universo. Ciò rappresenta un potenziale notevole per lo sviluppo della conoscenza. E adesso decidete: velocità warp? Buon divertimento!
Autore: Adriano Muzzi - Data: 14 dicembre 2010 - Fonte: arxiv.org/abs/1010.6068
 

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postato da: Adry666 alle ore dicembre 15, 2010 23:30 | Permalink | commenti
categoria:adriano muzzi
domenica, 03 ottobre 2010

Scoperto un pianeta molto simile alla terra

Un team di astronomi dell’Università della California e del Carnegie Institution ha scoperto Gliese 581g, pianeta gemello che dista da noi "solo" vent'anni luce. Forse il primo caso di pianeta potenzialmente abitabile.

Gliese 581: un confronto con il nostro Sistema Solare
Gliese 581 è una stella, una nana rossa variabile del tipo BY Draconis, appartenente alla costellazione della Bilancia. Era già nota per ospitare altri cinque pianeti. Il sesto, appena scoperto, Gliese 581g, sarebbe tre o quattro volte più massiccio della Terra. Ma soprattutto ricade in quella che gli astronomi chiamano scherzosamente la "Goldilocks zone" (la ciotola di porridge della fiaba di Riccioli d’oro e i tre orsi), perché non è né troppo calda né troppo fredda, ma perfetta per consentire la presenza di acqua.

Gliese 581g ha una massa compresa fra 3,1 e 4,3 masse della Terra e un raggio stimato fra 1,2 e 1,5 raggi terrestri. È probabilmente roccioso e molto somigliante al nostro pianeta. Scoperto grazie al Keck Observatory nelle Hawaii, Gliese 581g orbita a una distanza dalla sua stella madre dove riceve l'energia necessaria per sostenere eventuale acqua allo stato liquido. Inoltre la sua forza di gravità, simile a quella terrestre, renderebbe possibile anche la presenza di un’atmosfera.

Questo sistema extrasolare ha una sua particolarità: mostra sempre la stessa faccia alla sua stella, in modo tale che una parte è sempre calda e illuminata e l’altra è sempre buia e fredda. La linea che separa le due metà si chiama terminatore e in corrispondenza di questa linea la temperatura è compresa tra i -12 e i -31 gradi (quindi forse la zona più ospitale potrebbe essere quella a "cavallo" del terminatore stesso).

"Per comprendere se il pianeta possa ospitare forme di vita — ha detto Raffaele Gratton, astronomo dell’INAF-OA di Padova — occorre poterne studiare l’atmosfera. Pensiamo che l’indicatore fondamentale sia la presenza di O2, molecole di ossigeno che dovrebbero essere abbondanti nell’atmosfera solo in presenza di fotosintesi clorofilliana. Forme di vita che non usano la fotosintesi sono naturalmente possibili, ma sembra molto più difficile rivelarne la presenza." Questa scoperta, sempre secondo Gratton, "sarebbe quasi sicuramente una di quelle da premio Nobel anche se il merito andrebbe diviso tra molti gruppi di ricerca, fondamentali nel campo degli esopianeti".

Ma la vita, in realtà, c'è? Non lo sappiamo e non abbiamo, al momento, i mezzi tecnologici per scoprirlo. Tuttavia, se pure su quel pianeta non ci fosse alcuna forma di vita, per noi sarebbe importante comunque. Perché ci dimostra come i pianeti rocciosi nella "zona abitabile" delle stelle siano un fenomeno comune nell'universo. "Se fossero rari, non ne avremmo trovato uno così in fretta e così vicino," afferma Steven Vogt, astrofisico dell'Università della California a Santa Cruz e primo firmatario dell'articolo. "La frazione di sistemi planetari potenzialmente abitabili è probabilmente fra il dieci e il venti per cento, e se si moltiplica questo valore per le centinaia di miliardi di stelle nella Via Lattea si ottiene un numero enorme. Potrebbero essere decine di miliardi nella nostra galassia". Forse il vecchio Drake con la sua equazione c'era andato vicino.

Altro quesito: nel frattempo il SETI non potrebbe puntare all'osservazione/ascolto di questi sistemi planetari ritenuti "abitabili"? Lo sta facendo? Lo farà? Sarebbe interessante poter sfruttare queste scoperte scientifiche anche in maniera "cross" e focalizzare le ricerche di segnali extraterrestri in maniera più razionale. Che ne pensate?
Autore: Adriano Muzzi - Data: 1 ottobre 2010 - Fonte: www.sciencecodex.com/newly_discovered_planet_may_be_first_truly_habitable_exoplanet
 

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Ancora che era solo questione di tempo :) primo o poi, ne troveremo altri di pianeti così, e saranno ancora più simili alla terra di Gliese :)
» postato da Phantom Fav alle 08:51 del 01-10-2010
Ancora Lessi un articolo qualche mese fa. Era un calcolo di probabilità secondo cui avremmo trovato un pianeta simile alla Terra (intendo veramente simile, non come questo che sinceramente gli somiglia solo vagamente) con una probabilità del 66% nel 2013, del 75% nel 2020 e del 95% nel 2264. Questo l'articolo, per chi fosse interessato a leggersi tutto: http://www.universetoday.com/73646/astronomers-predict-earth-like-habitable-exoplanet-will-be-found-in-2011/ Robo
» postato da robocoppola alle 10:30 del 01-10-2010
Ancora Il fatto che gli alieni non sono già con noi vuol dire 2 cose: 1) Che la velocità della luce davvero non si può superare 2) Gli alieni intelligenti e avanzati non esistono. Entrembe sono ahimè tristi per gli amanti della fantascienza, io preferirei la seconda.
» postato da (natan never2000) alle 13:48 del 01-10-2010
Ancora Che gli alieni non siano tra noi è dubbio, questo un loro intervento nel ng ICF risalente al 2007: > Amici di Gliese 581, vi abbiamo scoperto! > Ciao, > sakurai. Certo che voi umani siete dei rompic***o galattici, pure i sassoidi semisenzienti di Gliese 581 andate a disturbare. Mi chiedo se riuscirete a conservare la vostra innata ficcanasaggine anche dopo che avremo ridotto la Terra a un deserto di lava ribollente. Gli abitanti di Gliese 876
» postato da Anacho alle 14:22 del 01-10-2010
Ancora @natan: la tua analisi è un po' troppo sintetica e veloce. CI sono anche altre ipotesi (e poi tieni conto anche della possibilità del contatto attraverso una comunicazione e non solo "de visus";). Prova a dare un'occhiata a quanto c'è scritto in "Primo contatto" in home page: http://www.fantascienza.com/magazine/rubriche/13717/primo-contatto/. Ciao Adriano
» postato da adry666 alle 14:25 del 01-10-2010
Ancora Anacho sei un grande!
» postato da (Fabio ) alle 14:33 del 01-10-2010
Ancora «Il fatto che gli alieni non sono già con noi vuol dire 2 cose: 1) Che la velocità della luce davvero non si può superare 2) Gli alieni intelligenti e avanzati non esistono.» La terza ipotesi è che gli alieni intelligenti esistono e proprio perché sono intelligenti se ne stanno alla larga... S*
» postato da S* alle 14:34 del 01-10-2010
Ancora Prima o poi troveranno una nuova Terra. E' la ricerca più affascinante e importante per l'umanità, perchè racchiude in sè implicazioni filosofiche/religiose/esistenziali importanti. Sono d'accordo sul premio Nobel da dare a chi in futuro scoprirà un clone del nostro pianeta. Allo stesso modo vedrei con piacere la realizzazione di sonde da spedire verso le stelle più vicine come primo mattone per una futuribile (e assai lontana) colonizzazione spaziale.
» postato da Kobol77 alle 14:58 del 01-10-2010
Ancora Strano. Leggendo l'articolo, invece che a Gliese 581g pensavo all'osservatorio alle Hawaii... :)
» postato da Sergio Donato alle 15:07 del 01-10-2010
Ancora «Prima o poi troveranno una nuova Terra. E' la ricerca più affascinante e importante per l'umanità, perchè racchiude in sè implicazioni filosofiche/religiose/esistenziali importanti. Sono d'accordo sul premio Nobel da dare a chi in futuro scoprirà un clone del nostro pianeta.» Non so se sia possibile, nel senso che non credo che da qui sia possibile capire se su un pianeta c'è vita, o la composizione (o la presenza) dell'atmosfera. S*
» postato da S* alle 19:20 del 01-10-2010
Ancora Bravo S*, anch'io penso che la terza ipotesi è quella corretta :-D
» postato da (Daniel Rodriguez) alle 19:25 del 01-10-2010
Ancora ««Prima o poi troveranno una nuova Terra. E' la ricerca più affascinante e importante per l'umanità, perchè racchiude in sè implicazioni filosofiche/religiose/esistenziali importanti. Sono d'accordo sul premio Nobel da dare a chi in futuro scoprirà un clone del nostro pianeta.» Non so se sia possibile, nel senso che non credo che da qui sia possibile capire se su un pianeta c'è vita, o la composizione (o la presenza) dell'atmosfera. S*» Non ancora, ma probabilmente tra 5-6 anni sarà possibile... stanno sviluppando interferometri con precisioni oggi inaudite. Se fossimo alieni, ad esempio, con la tecnologia attuale saremmo in grado di individuare solo NETTUNO (come si può vedere nel seguente video: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=op1mSSfLbiY ). Quindi, insomma, di lavoro da fare ce n'è. Prima di scoprire la relatività generale siamo passati per la gravità newtoniana, quindi basta avere un po' di pazienza :) Robo PS. Se qualcuno trova un gemello della Terra, non c'è dibattito, IL PREMIO NOBEL È SICURO
» postato da robocoppola alle 20:59 del 01-10-2010
Ancora La terza ipotesi per me è improbabile. Se gli alieni intelligenti esistono allora verranno da più di un pianeta. Va bene che alcuni alieni siano intelligenti e applichino una sorta di "prima direttiva". Ma neanche una manciata di alieni fetenti? (alla ferenghi tanto per restare in tema). Riguardo la composizione dell'atmosfera da qualche parte ho letto che se transita davanti la stella, dai colori si riesce a capire se contiene ossigeno per cui non è detto che non si rieca a trovare un pianeta con atmosfera base ossigeno.
» postato da (natan never2000) alle 22:17 del 01-10-2010
Ancora Forse in futuro si potrà anche capire, oltre alla presenza di atmosfera compatibile con la vita, se ci sarà vita intelligente, quindi: emissioni nell'aria di particolari concentrazioni di composti chimici e/o inquinanti. Non si scappa: se c'è vita (e feste, e party...) si producono materiali di scarto, schifezze varie. Vabbè, ma questa è fantascienza... :-))))))))
» postato da adry666 alle 23:28 del 01-10-2010
Ancora Civiltà extraterrestri: Credo che l'unico vero problema sia la contemporaneità di due civiltà abbastanza vicine da comunicare: se tracciamo una riga per terra a simboleggiare l'età dell'Universo, poniamo la riga lunga 15 km, pari a diciamo 15 miliardi di anni (scala di 1 km per ogni miliardo di anni). La vita sulla terra esiste diciamo da 600 milioni di anni (escludiamo altre nascite della vita poi perite a causa di meteoriti o altro (vedi nota 1)), e cioè siamo negli ultimi 600 metri dei 15 km. L'uomo esiste come a noi noto da 200.000 anni, e cioè da 20 cm (rispetto ai 15 km!), e siamo in grado di comunicare con altri pianeti da 100 anni, e cioè siamo nell'ultimo decimo di millimetro, su 15 km! Ipotizzando che una civiltà possa esistere senza autodistruggersi o perire per 200.000 anni (come vedete sono un inguaribile ottimista, visto che ora noi totalizziamo forse 10.000 – 20.000 anni di civiltà (vedi nota 2)), ogni civiltà è lunga 20 cm. Bisognerebbe ora calcolare le probabilità che i 20 cm di un'altra civiltà siano appaiati ai nostri, lungo un tratto lungo diciamo 10 km, in una stella vicina (10 km per dare il tempo ad un pianeta di formarsi dopo la nascita dell'Universo). Due segmenti lunghi un palmo in una distanza di 10 km! Dato che le stelle vicine con pianeti sono diciamo non più di qualche centinaio Pertanto, l'argomentazione per cui la se una civiltà nell'universo esistesse l'avremmo già trovata è a mio parere un'enorme stupidaggine! Invece, le speranze per cui l'incontro diventi almeno probabile sono: (1) si può viaggiare più veloci della luce; (2) la durata di una civiltà è molto più lunga di 200.000 anni; (3) loro sono già passati da queste parti (anche magari in pianeti diversi dalla Terra (vedi nota 3)), e ne troveremo evidenza un giorno; (4) loro hanno mandato delle sonde automatiche e le troveremo (vedi nota 4). Quello che potremo trovare con una probabilità molto maggiore è la vita in genere, una qualsiasi forma di vita. Tornando al nostro modello in scala, è ipotizzabile che la vita esista su un pianeta per almeno 2 miliardi di anni, quindi per 2 km. (1) Paul Davies "The Fifth Miracle", 2000. Tradotto in italiano con il titolo "Da dove viene la vita". (2) Naturalmente la civiltà esiste anche se la cultura viene tramandata oralmente, l'esistenza di una forma di scrittura non è necessaria per l'esistenza di un insieme di usi, costumi, miti e nozioni patrimonio di un gruppo di individui, tramandati e continuamente elaborati. (3) Ad esempio, se fossero passati da queste parti quando Marte aveva un oceano e la Terra era inospitale, magari avrebbero posto lì un cippo ricordo. (4) Arthur C. Clarke "Rendezvous with Rama", 1978
» postato da (Davide Cartone) alle 00:53 del 02-10-2010
Ancora «Riguardo la composizione dell'atmosfera da qualche parte ho letto che se transita davanti la stella, dai colori si riesce a capire se contiene ossigeno per cui non è detto che non si rieca a trovare un pianeta con atmosfera base ossigeno.» E' possibile tramite metodi spettografici: se un pianeta transita davanti a una stella, i gas della sua atmosfera "filtrano" la luce della stella e nella luce che arriva a noi, oltre alle righe di assorbimento dei gas della stella stessa, saranno presenti anche le righe di assorbimento dei gas dell'atmosfera del pianeta. Confrontando le righe di assorbimento dei momenti in cui il pianeta non transita davanti alla stella, e' possibile individuare - per differenza - le righe di assorbimento dei gas che sono solo nell'atmosfera del pianeta. Il guaio e' che, oltre a richiedere strumenti molto sensibili, questo metodo funziona - come hai giustamente ricordato - solo se, dal punto di vista dell'osservatore, il pianeta transita sul disco della stella, ovvero se l'osservatore e', grosso modo, sullo stesso piano dell'orbita del pianeta. La probabilita' che questo accada varia (e' maggiore quando la stella ha un diametro maggiore; e' maggiore per i pianeti con orbite piu' piccole) ma e' comunque molto bassa: non ricordo numeri esatti ma, indicativamente, meno dell'1%.
» postato da A.B.Normal alle 13:01 del 02-10-2010
Ancora Se la velocità della luce può essere superata e l'uomo dovesse arrivare alle stella allora la razza umana vivrebbe in eterno (fino al big crunch o almeno in prossimità). Con la conseguenza che i famosi 20 centimetri (o 2 kilometri) sarebbero semirette e quindi un sacco di civiltà si potrebbero incontrare e discutere del più e del meno. Il fatto che gli alieni non siano qui da noi a mio avviso non può che avere le sole due possibilità già esposte.
» postato da (natan never2000) alle 18:24 del 02-10-2010
Ancora «Se la velocità della luce può essere superata e l'uomo dovesse arrivare alle stella allora la razza umana vivrebbe in eterno (fino al big crunch o almeno in prossimità). Con la conseguenza che i famosi 20 centimetri (o 2 kilometri) sarebbero semirette e quindi un sacco di civiltà si potrebbero incontrare e discutere del più e del meno. Il fatto che gli alieni non siano qui da noi a mio avviso non può che avere le sole due possibilità già esposte.» Mi sembra una conclusione un po' affrettata. Inoltre perché tutta questa necessità di superare la velocità della luce? Se vuoi colonizzare altri pianeti puoi farlo anche se ci arrivi con viaggi di cento anni. S*
» postato da S* alle 20:58 del 02-10-2010
Ancora natan never 2000 quello che hai detto all'inizio è sbagliato perché solo perché gli alieni non sono arrivati fin qui non ne esistono intelligenti. L'universo è infinito, non hai considerato l'ipotesi che esistono ma non sanno che noi esistiamo e poi se l'umanità trovasse un pianeta con forme di vita avanzate come noi secondo te aprirebbe un contatto diretto vedendo i nostri comportamenti, le guerre e quindi quanto siamo brutali?
» postato da seba0 alle 21:13 del 02-10-2010
postato da: Adry666 alle ore ottobre 03, 2010 18:00 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
giovedì, 30 settembre 2010

La famigliola Muzzi nelle verdi praterie...


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postato da: Adry666 alle ore settembre 30, 2010 11:27 | Permalink | commenti (1)
categoria:giulia muzzi, paolo muzzi, alessandra pompa, adriano muzzi
martedì, 27 luglio 2010
Attraverso il principio della "lente gravitazionale", il quasar SDSS J0013+1523, distante 1,6 miliardi di anni luce da noi, riesce a ingrandire l'immagine di una galassia distante 7,5 miliardi di anni luce.

La "croce" di Einstein: esempio di immagine quadrupla generata da una lente gravitazionale. ingrandisci
Diversamente da quello che l'intuito ci suggerisce, la luce emessa da una sorgente non viaggia sempre in linea retta dal punto in cui è stata generata fino a noi. Infatti, su scale astronomiche, la traiettoria dei raggi luminosi può essere deviata, quando questi passano relativamente vicino a un corpo celeste dotato di grande massa. Questo concetto è conosciuto come effetto di "lente gravitazionale" e venne formulato scientificamente per la prima volta da Einstein quasi cento anni fa (nella teoria della relatività generale).



Lente gravitazionale

L'immagine qui sotto rappresenta l’ammasso di galassie (Abell 2218) osservato dal telescopio spaziale Hubble.



ammasso di galassie (Abell 2218) ingrandisci

Grazie all’incredibile definizione di questa immagine, si possono notare diversi oggetti luminosi aventi forma d'arco. Si tratta di galassie i cui raggi luminosi hanno subito una drastica deviazione rispetto alla consueta traiettoria rettilinea e quindi la loro immagine non risulta ellittica come di consueto, ma distorta in forma d'arco. Ciò è dovuto non solo all'enorme massa del corpo che funge da lente (l'ammasso) ma anche alla configurazione geometrica tra la lente gravitazionale e la galassia la cui immagine risulta distorta.

Fino ad ora si era sfruttato il fenomeno per "vedere" quasar attraverso le galassie. Il fenomeno inverso (vedere galassie attraverso quasar) lo hanno scoperto gli scienziati del California Institute of Technology (Caltech) e dell'Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), in Svizzera, nell'ambito di alcune osservazioni effettuate con il Keck Observatory (Mauna Kea, nelle Isole Hawaii).

I quasar sono oggetti incredibilmente luminosi dell'universo distante. La teoria dice che potrebbero essere alimentati da buchi neri supermassicci presenti nel nucleo di galassie. Uno solo di questi oggetti potrebbe essere molto più luminoso di un'intera galassia di centinaia di miliardi di stelle, il che rende lo studio estremamente difficoltoso. Questa tipologia di studio è interessante perché darebbe la possibilità di comprendere queste galassie. L’astrofisico Zwicky, nel 1936, propose l'uso dell'effetto lente gravitazionale per misurare le masse delle galassie distanti, indipendentemente dalla loro luminosità.

Per trovare questa la lente cosmica "al contrario", gli astronomi hanno sfruttato un database di spettri elettromagnetici di quasar ottenuti con lo Sloan Digital Sky Survey (SDSS). Le successive osservazioni del miglior candidato — il quasar SDSS J0013+1523, localizzato a 1,6 miliardi di anni luce di distanza da noi — utilizzando il telescopio da dieci metri del Keck Observatory, hanno confermato che esso è in grado in effetti di ingrandire l'immagine di una galassia distante, posta a 7,5 miliardi di anni luce di distanza.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 26 luglio 2010 - Fonte: http://arxiv.org/abs/1002.4991

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postato da: Adry666 alle ore luglio 27, 2010 00:07 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, fantascienza adriano muzzi attua, adriano muzzi
domenica, 18 luglio 2010

Una finestra sull'Universo

La missione della sonda Planck ha trasmesso la prima immagine, che inizia a rivelarci l’Universo presente e passato.

La foto del nostro universo ingrandisci
La missione ESA della sonda Planck ha trasmesso la sua prima immagine a "tutta volta celeste", che descrive il nostro attuale Universo e anche quello che è accaduto dopo il Big Bang.

"Non stiamo offrendo la risposta. Stiamo aprendo le porte di un Eldorado in cui gli scienziati potranno andare a caccia di pepite d'oro, che li porteranno ad approfondire la nostra comprensione su come l'Universo è nato e su come funziona. L'eccezionale qualità di quest'immagine è un tributo agli ingegneri che hanno costruito e gestito Planck. Ora è il momento di dare il via al raccolto scientifico,"  dichiara il direttore del Direttorato di Scienza ed Esplorazione Robotica dell'ESA, David Southwood.


Il nostro universo ingrandisci
Al centro dell'immagine della sonda si trova il disco principale della nostra Galassia, sul quale risaltano ammassi di polvere fredda che si estendono al di sopra e al di sotto della Via Lattea. È lì che si trova la "nursery" stellare. La sonda ha determinato molte zone in cui singole stelle stanno per affacciarsi alla vita, o sono in procinto di iniziare il loro ciclo evolutivo. Invece il fondale picchiettato nella parte alta e bassa della mappa rappresenta la radiazione cosmica di fondo a microonde (CMBR — Cosmic Microwave Background Radiation). Che non è altro che quello che rimane del Big Bang di circa 13.7 miliardi di anni fa.

La CMBR copre l'intero cielo, ma nell'immagine la maggior parte di esso è nascosto dall'emissione della Via Lattea: per cogliere il fondo cosmico a microonde integralmente, questa emissione dovrà essere rimossa digitalmente.

Lo scopo principale della missione della sonda Planck è quello di ricostruire, a partire dal disegno di quel fondale a macchie, cosa avvenne nell'Universo primordiale. Quel disegno a microonde è il progetto cosmico che sta dietro alla costruzione degli attuali ammassi e superammassi di galassie. I diversi colori rappresentano impercettibili differenze di temperatura e densità di materia nel cielo. Minuscole irregolarità attorno alle quali si sono mano a mano formate regioni più dense, le odierne galassie.

La sonda Planck sarà in grado di mostrarci l'immagine del fondo a microonde più precisa che sia mai stata ottenuta. La grande scommessa è vedere se da quei dati emergerà la firma cosmica di quell'evento primordiale chiamato inflazione cosmica. Evento che dovrebbe aver avuto luogo immediatamente dopo il Big Bang, e durante il quale, in un tempo brevissimo, l'Universo si sarebbe espanso enormemente.

"Quest'immagine è appena un assaggio di quello che Planck arriverà a vedere," afferma Jan Tauber dell'ESA, Project Scientist di Planck.

I prossimi passi della sonda saranno:

— gennaio 2011: sarà disponibile il catalogo delle galassie distanti e le singole sorgenti della nostra Galassia;
— nel 2012: rilascio dell’ insieme completo di dati della CMBR
— entro il 2012: aver completato quattro ricognizioni dell'intero cielo.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 8 luglio 2010 - Fonte: www.esa.int

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Commenti

1 Affascinante
» postato da Sergio Donato alle 12:10 del 08-07-2010
postato da: Adry666 alle ore luglio 18, 2010 12:19 | Permalink | commenti
categoria:fantascienza, adriano muzzi
mercoledì, 19 maggio 2010

UN SEGRETO STAR BENE

("Déjà vu")

 

C’è una specie di luminosità nel suo sguardo stamattina.
Si vede da come è entrato in ufficio, da come ha centrato l’attaccapanni con la giacca
e da come mi ha salutato unendo pollice e indice e alzandoli alla bocca per invitarmi a prendere il caffè.
Mentre lavoriamo, ogni tanto si tocca il gesso e non può fare a meno di sorridere.
Mi avvicino e fingo di leggere il comunicato che ha davanti: una piccola scritta storta spicca sulla piega bianca dell’ingessatura.
E' un autografo illeggibile. Al caffè c'erano troppe persone per fare una qualsiasi domanda, ma adesso mi faccio coraggio e glielo chiedo: "Cosa ti è successo al braccio?"
Fabio sgrana gli occhi e passandosi le dita sul pizzetto mi dice: "Niente di grave: mi sono incrinato un osso del gomito," il suo viso assume un'aria furbetta, aggiunge: "e la 'causa' del mio incidente ha voluto firmare il gesso".
Sento il sangue che mi bolle nelle vene, ma mi devo controllare. "La causa del tuo incidente? Ossia, ti ha fatto cadere? Oppure ti ha spinto? Cosa intendi?"
"Non esattamente, ti spiego dopo. Poi magari andiamo a fumarci una sigaretta…" Mi dice carezzandosi il braccio leso.
So che non dovrei, ma l'ira che cresce in me mi fa assumere un comportamento nervoso. Inizio a tamburellare sulla scrivania e a imprecare ogni qual volta squilla il telefono. Non riesco più a concentrarmi sul lavoro. Alla fine Fabio sbotta, si alza, si mette la giacca sulle spalle e mi fa segno di seguirlo fuori. Io lo odio. Odio quel suo modo strafottente di comandare, ma la curiosità è troppo forte per rifiutare l'offerta di una sicura confessione.
Fuori fa freddo, respiriamo insieme alle nostre nuvolette che si alternano come geyser mal sincronizzati.
"Allora?" gli faccio, mentre la prima sigaretta l'ho già finita, praticamente fumata con una sola aspirata.
"Lo vuoi proprio sapere? Ti potrebbe ferire, anche se…"
"Anche se non stiamo più insieme da un po' mi interessa quello che combini, e…"
"E?"
"E… certo mi ferirà anche, immagino." Io ero quello sensibile della coppia, maledetto me.
"Lo sai che ti voglio ancora bene."
"Sì, come a un fratello." Sussurro io.
"Vedi Andrea, la vita è complicata e…"
"Dimmi almeno se era un uomo o una donna!"
"Una splendida e selvaggia ragazza." Afferma illuminandosi come all'inizio della mattina; i suoi occhi fissi su un punto indefinito dell''orizzonte. Sta sognando a occhi aperti, il bastardo.
"Beh visto quello che ti ha fatto, sicuramente era selvaggia…" dico io.
"Non nel senso che intendi tu. E' una passionale, a cui piace farlo strano."
"In che senso? Anche noi due non scherzavamo, però."
"Andrea, smettila!"
"Scusa." Gli dico dandogli un finto cazzotto sulla spalla.
"No al lei piace farlo nella natura, nei prati."
"Ancora non collego la natura ecologica della tua partner con il gesso."
"Ci stavamo rotolando in un campo d'erba, abbiamo preso troppa velocità e a un certo punto sono andato a finire dentro una buca e poi su un sasso. Mi sono fatto male al gomito. Lei invece si è slogata un polso. Tutto qui."
"Tutto qui?" dico io con le guance in fiamme.
Fabio spegne la cicca con la punta della scarpa lucida, poi mi fissa con quell'aria da cane bastonato. "Forse era meglio che non ti dicessi niente."
"No, scusa, hai ragione. Sei innamorato?"
"No, penso di no. E poi lei è sposata."
"Fabio tu non sei mai stato il tipo che si fa problemi del genere," gli dico guardando nel riflesso della pozzanghera che si trova tra noi due.
"Questa è una cattiveria gratuita." Mi dice girandosi di spalle.
"Non voglio offenderti, ma so che non sei il tipo di persona che si ferma davanti a un ostacolo coniugale."
"Uhm" sussurra lui con una smorfia.
"Insomma, penso che se ci tieni veramente a lei non sarà certo il pensiero del marito cornuto a fermarti"
"Beh, invece sarebbe giusto. Qualche problema di coscienza mi inizia a venire, sarà l'età". Ride.
Anche io ricambio con un sorriso che poi si allarga e diventa una risata. Ci abbracciamo.
"Allora buon divertimento!" gli faccio.
"Non so se sia giusto continuare questa storia…"
"Fregatene Fabio! Goditi la vita!"
"Mah, non so se…"
"Fregatene di quel cornuto! Sicuramente non la tratta bene! Divertiti!" Gli dico, anche se quelle parole per me pesavano come camion, ma devo essere adulto.
"Grazie allora. E a te buona serata in famiglia!"
"Grazie."
Già, la mia tranquilla e irreprensibile vita familiare.

Apro la porta di casa e, come succede ultimamente, mia moglie mi viene incontro. La piantana l'illumina da dietro: i suoi capelli diventano lattescenti, sembra un angelo. Mi mette le braccia intorno al collo e mi bacia delicatamente sulla fronte.
"Come stai?" gli chiedo.
"Uh, benino" mi dice facendo spallucce.
Noto una fasciatura sul polso. "Che ti è successo?"
"Ah, niente di grave, sono scivolata a lavoro e mi sono slogata un polso. Non ti ho chiamato perché non è niente d'importante."
Niente d'importante.
Dejà vu.
postato da: Adry666 alle ore maggio 19, 2010 16:42 | Permalink | commenti (3)
categoria:adriano muzzi
mercoledì, 19 maggio 2010

L'equazione di Drake per il Multiverso

La famosa equazione di Drake è un tentativo di stima del numero di civiltà intelligenti presenti nella Via Lattea. Un nuovo approccio, che si adatta alle recenti teorie del multiverso, rivede i calcoli.

L'equazione di Drake ingrandisci
Nel 1960, l'astronomo Frank Drake aveva elaborato un'equazione per la stima del numero di civiltà intelligenti nella nostra galassia. Lo ha fatto suddividendo il problema in una gerarchia di diversi fattori.
Egli ha suggerito che il numero totale di civiltà intelligenti nella Via Lattea dipende in primo luogo dal tasso di formazione stellare. Ha analizzato ulteriormente questo numero per stimare la frazione di queste stelle con pianeti rocciosi, e la frazione di questi pianeti, che possono di fatto sostenere la vita e la frazione di questi che avrebbero vita intelligente in grado di comunicare con noi. Il risultato è stato questa equazione:  

Nciv = Fét x Ppla x Npla x Pvie x Pint x Pcom x T

Marcelo Gleiser, al Dartmouth College nel New Hampshire, fa il punto sui progressi della cosmologia dal 1960. Una delle idee più nuova e provocatoria è che l'universo che vediamo è uno dei tanti, forse uno di un numero infinito. Una linea di pensiero è che le leggi della fisica possono essere molto diverse in questi universi e che la vita basata sul carbonio non sarebbe nata dove le condizioni non siano state messe a punto in un modo particolare. Questo è il principio antropico.
Di conseguenza, dice Gleiser, l'equazione di Drake deve essere aggiornata per considerare anche il multiverso e i fattori extra che introduce.
Egli comincia a considerare l'insieme di universi totale nel multiverso e definisce il sottoinsieme in cui i parametri e le costanti fondamentali sono compatibili con il principio antropico. Questo è il sottoinsieme {c-cosmo}.


Egli ritiene poi il sottoinsieme di questi universi in cui le condizioni sono mature per l'astrofisica e la formazione di stelle, galassie {c-astro}. Poi si guarda il sottoinsieme di questi, in cui forma i pianeti che sono in grado di ospitare la vita {c-life}. E infine definisce il sottoinsieme di questi complessi in cui la vita si può realmente formare {c-complex life}.

Ma c'è un problema: non si tratta di un'equazione. Per far questo, Gleiser avrebbe bisogno di assegnare probabilità a ciascuno di questi insiemi che gli permette di scrivere un'equazione in cui le probabilità assegnate moltiplicate insieme, su un lato dell'equazione, siano pari alla frazione di universi dove la vita emerge in modo complesso dall'altro lato.
Qui ci si scontra con uno dei grandi problemi della cosmologia moderna: senza prove per sostenere la loro veridicità, molte idee sono poco più che filosofia, speculazioni. Quindi, assegnando una probabilità alla frazione di universi nel multiverso in cui le costanti fondamentali e le leggi soddisfano il principio antropico non è solo difficile, ma quasi impossibile da formulare in generale.

Prendiamo {c-cosmo} per esempio. Gleiser sottolinea alcuni dei parametri basilari che sarebbe necessario prendere in considerazione per assegnare una probabilità. Queste sono le densità di energia del vuoto, l'asimmetria materia-antimateria, la densità di materia oscura, gli accoppiamenti delle quattro forze fondamentali e le masse dei quark e dei leptoni in modo che i nuclei adroni si possono formare dopo la rottura della simmetria elettrodebole. Provate ad assegnare una probabilità a questa variabile!
Ne è molto più facile per {c-astro}. Questo fattore deve tener conto del fatto che gli elementi pesanti sembrano essere importanti per la nascita della vita, e che solo sembrano verificarsi in galassie al di sopra di una certa massa e nelle stelle di un certo tipo d'età. Stima della probabilità di tali condizioni sono ancora al di là delle possibilità degli astronomi.
A prima vista, il terzo set {c-life} dovrebbe essere più facile da gestire. Questo deve tener conto dei vincoli planetari e chimici sulla formazione della vita. La presenza di acqua allo stato liquido e di vari elementi come il carbonio, ossigeno e azoto sembrano essere importanti per la cotruzione di molecole più complesse. Come legare queste condizioni però non lo sappiamo ancora.
Infine vi è la formazione della vita {c-complex life}, che comprende tutti i fattori planetari che devono coincidere per avere l'emergere della vita intelligente. Questi possono includere la stabilità orbitale a lungo termine, la presenza di un campo magnetico per proteggere le biomolecole, la tettonica a placche, una luna grande e così via. Ma neanche questa è così facile da stimare.

Molte persone hanno cercato di mettere i numeri nell'equazione di Drake. Le stime per il numero di civiltà intelligenti nella Via Lattea varia da uno (il nostro) a decine di migliaia di civiltà intelligenti. Drake ha messo questo numero a dieci.
L'operazione di Gleiser per trasformare l'equazione di Drake per il Multiverso è un approccio interessante. Ci dice, però, che la nostra comprensione è limitata, e ad oggi non ci permette di fare una qualsiasi stima ragionevole sul numero di forme di vita intelligente nel multiverso. E visti i limiti oggettivi della conoscenza di universi paralleli, è probabile che non saremo mai in grado di fare molto meglio.
Autore: Adriano Muzzi - Data: 19 maggio 2010 - Fonte: arxiv.org/abs/1002.1651




Commenti
1 Il problema delle probabilità era tale e quale nell'equazione di Drake classica... personalmente ritengo l'equazione di Drake una banalità, peggio un circolo vizioso: una semplice moltiplicazione di probabilità per conoscere il numero di civiltà intelligenti, quando servirebbe esattamente l'opposto (conoscere il numero di civiltà intelligenti per sapere le probabilità...)
» postato da (Graziano Coppa) alle 11:28 del 19-05-2010
2 @ Graziano: la puoi vedere aqnche come un modo di razionalizzare un ragionamento, derivante da una domanda ricorrente, che in realtà non ha una soluzione determinata. Drake ha solo cercato di avvicinarsi a una stima. Del resto anche se in futuro contattassimo una civiltà aliena comunque la sua equazione rimarrebbe irrisolta. Purtroppo "conoscere il numero di civiltà intelligenti per sapere le probabilità..." non penso sarà mai fattibile a meno di un "ritrovamento" di una mappa galattica con indicate le varie "case" aliene. :-))
» postato da adry666 alle 12:26 del 19-05-2010
3 «@ Graziano: la puoi vedere aqnche come un modo di razionalizzare un ragionamento, derivante da una domanda ricorrente, che in realtà non ha una soluzione determinata. Drake ha solo cercato di avvicinarsi a una stima. Del resto anche se in futuro contattassimo una civiltà aliena comunque la sua equazione rimarrebbe irrisolta. Purtroppo "conoscere il numero di civiltà intelligenti per sapere le probabilità..." non penso sarà mai fattibile a meno di un "ritrovamento" di una mappa galattica con indicate le varie "case" aliene. :-) Drake non ha cercato nessuna stima. Ha solo elencato i fattori richiesti per fare il calcolo, sulla valorizzazione dei quali per la maggior parte dei quali abbiamo idee abbastanza vaghe e imprecise. L'equazione - sebbene discutibile, perché si possono immaginare forme di vita anche in condizioni diverse da quelle richieste dall'equazione - è importante perché mette in fila tutte le domande alle quali è necessario dare una risposta. S*
» postato da S* alle 12:39 del 19-05-2010
4 Silvio, che io sappia Drake ha anche proposto dei parametri per la soluzione dell'equazione (ti rimando all'articolo di Margherita Hack sulla questione: http://cfivarese.altervista.org/SI_Drake_Hack.html). Io non ero nella sua testa ma immagino che se t'inventi e lavori su un'equazione lo fai anche perchè vuoi dimostrare qualcosa e/o trovare la soluzione. In più penso, che come tutti, si sia posto la domanda di "quanti siamo" nell'universo. Quindi, secondo me, nel momento che pensi a un'equazione, per quanto "accademica", speculativa e provocatoria, stai immaginando una "stima".
» postato da adry666 alle 14:00 del 19-05-2010
postato da: Adry666 alle ore maggio 19, 2010 16:39 | Permalink | commenti
categoria:adriano muzzi
martedì, 11 maggio 2010

Mi chiedi perché
                                                                                                                                          di Adriano Muzzi



Lieviti come un dolce buono
cresce l’ansia che è in noi
Uscimmo in due
ritornammo in tre,
più tanto altro
Un fagotto caldo quasi senza peso
ma respira? Ce l’ha farà?
Riuscirà a radere al suolo tutte le mie abitudini
un’altra vita ci aspetta
Il primo vagito e le sirene antiaereo illividiscono
I primi passi e il mondo barcolla
Le prime parole e l’universo conosce una nuova lingua
Ti pettino,
ma liscio me bambino
Ti imbocco,
ma nutro il mio amore per te
Mi sorridi inconsapevolmente e vedo la luce
Mi chiami papino e le campane suonano a festa
Riccioli di capricci scendono dal tuo capo immacolato
Mi chiedi perché,
ma io a tutto non so rispondere
Fingo bene, simulo di sapere
Sarò il tuo dio finché non diverrai maturo
allora tutti i difetti sospesi per anni
cadranno sulle mie spalle
Invecchierò in un istante
Mi chiedi perché,
ma io non so rispondere
Ti sorrido
tu sorridi
e il mondo fa la sua piroetta felice
 

postato da: Adry666 alle ore maggio 11, 2010 00:33 | Permalink | commenti
categoria:giulia muzzi, paolo muzzi, alessandra pompa, adriano muzzi
giovedì, 06 maggio 2010

SOCIAL, ERGO SUM: O SEI SOCIAL O NON SEI

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06 mag. - di Rachele Zinzocchi - Social, ergo sum: o sei social, o non sei. Questo ormai il mio motto, il mio Manifesto 2.0 - se non già 3.0. Una riflessione che parte da lontano. Già due anni fa, in quella che era l'alba di Facebook per gli italiani, scrissi un saggio: Facebook, ergo sum. Un anno dopo, nei nuovi Terms of use di Twitter, ecco la frase: You are what you tweet. C'è forse da stupirsi se grido come un inno Social, ergo sum: o sei social, o non sei?
La domanda per va posta. Perchè posso dire questo, senza timore di esser presa per una folle filosofa del web? Tre motivi, molto semplici: dati, sensazioni empirico-fenomenologiche, e quella che "oso" chiamare una fondazione filosofica dei social media. Intanto, dati, numeri. Facebook: parola più cercata secondo Google ZeitGeist 2009. 400 milioni gli utenti in 6 anni: uno Stato virtuale secondo solo a Cina e India, anche secondo gli ultimi dati Eurispes, del 23 febbraio. 1 miliardo le entrate a fine 2009, con un introito pubblicitario che equivale a 435 milioni di dollari del totale. E non è finita. 13 marzo 2010: questo è stato il giorno dello storico sorpasso di Facebook su Google come I giornali hanno poi titolato con Fb che ha guadagnato il 7,07% dei navigatori e Google "solo" il 7,03%. Altra data storica? 16 aprile 2010: nei luoghi di lavoro Facebook ottiene il 6,8% di traffico, Google "solo" 3,4%.
Twitter? Dà battaglia. 75 milioni gli iscritti, 100 milioni quelli attesi per fine 2010. 10 miliardi i tweets pubblicati, con 50 milioni nuovi tweets al giorno. A chi pensava Italia non fatta per il microblogging di Twitter, risponde Mashable, The Social Media Guide, che il 9 aprile titola Majority of Twitter Accounts Are Outside the U.S., con una splendida immagine di Twitter che "cinguetta" in italiano. D'altro canto, stando alla social network global audience rilevata da Nielsen & Company per il mese di febbraio, il tempo medio per persona trascorso in social networking è di 5 ore e mezza al mese, con Fb al primo posto con quasi 6 ore (5:52:00) e l'Italia prima con 6:27:53 al mese su social network. Numeri simili già basterebbero per dimostrare l'imprescindibilità del social, del Social, ergo sum: o sei social, o non sei.
Ma poi dicevamo ci sono sensazioni, emozioni: dal valore intoccato nonostante mille accuse come Social not work: Facebook distrae i dipendenti (Panorama) o Il fannullone è online (L'Espresso). Vedete, se conosco un nuovo collega, la prima domanda è: Sei su Facebook?. Ma non sono pazza. So che se lui o lei è su Facebook, potr farci amicizia molto più che davanti alla macchinetta del caffè. Facebook, i social media, abbattono le barriere.
Io sento che il mio network virtuale è la nuova realtà del mio oggi. Questo è il mio "struscio di paese": quello che oggi non faccio più nel Corso stracolmo di gente, dove non vedo nessuno perchè vado di corsa, parlo al telefono Il mio "struscio nel Corso" oggi è Facebook, Twitter, Friendfeed: quelle ore in cui mi siedo davanti al Mac e, lavorando o parlando al telefono, sono su social network e trovo comunque il tempo di dire: Ci sono ragazzi, sono qui. E accade di tutto. Non vi basta?
Passiamo allora alla "pomposamente" definita fondazione filosofica - di Facebook come di ogni social media. E facciamo un passo indietro. Noi viviamo nell'epoca della Knowledge economy, l'economia della conoscenza, che crea valore a partire dall'uomo: le risorse umane, il capitale umano, col loro patrimonio di conoscenza, know how e creatività. Un patrimonio che per oggi come mai - in una "svolta", nel challenge di una vera innovazione - si moltiplica esponenzialmente in quanto condiviso nelle infinite connessioni di network e social network, facendosi ricchezza autentica: risorsa sociale, economica e solidale. In questa economia collegata, in questa sharing linked economy, la ricchezza sta proprio nella condivisione. Social media e Internet sono lo strumento ideale per cambiare il mondo. Nei momenti di necessità informazioni e richieste d'aiuto sono corse prima e meglio che altrove proprio sulla Rete.
Esempi? Innumerevoli. Dalla "emergenza Abruzzo" alle elezioni in Iran, dalla guerra in Afghanistan al caso Venezuela, dove proprio su Twitter si è creata una trincea virtuale contro Chvez, che l'ha definito un'arma di destabilizzazione interna. Senza contare quelle due ragazzine australiane intrappolate nelle fogne di cui diede notizia anche il Corriere della Sera a settembre che il loro SOS lo lanciarono via Facebook. Questa è e-democracy, la libertà e la democrazia partecipata e condivisa che solo il web sa dare, se ben utilizzato.
Questa è la pace che Internet, soltanto o anzitutto, oggi pu portare, come mostrano le migliaia di persone e personalità che hanno aderito all'iniziativa, promossa dal direttore di Wired Italia Riccardo Luna, Internet For Peace: Nobel Prize 2010 Candidate. Tra i sostenitori anche 160 parlamentari con, in prima fila, il Presidente della Camera Gianfranco Fini: tra i pochissimi politici ad aver intuito subito le potenzialità della Rete, come mostra Generazione Italia. Assolutamente innovativa e senza precedenti nel settore, è nata dal web, nel web, per il web: sito cliccatissimo e 10mila sostenitori su Facebook, followers su Twitter e iscritti su YouTube ogni giorno crescenti. E se mi unisco all'appello Libera Rete in Libero Stato, è perchè sono certa che la Rete abbia già in sè gli anticorpi per una propria auto-regolamentazione. In quanto autentica democrazia, infatti, non pu esistere senza regole: sarebbe anarchia, non democrazia. In questo "dialogo senza barriere" che la Rete è, si dispiega il flusso dell'arricchimento di sè e del mondo che ci circonda, della conoscenza di sè nelle proprie potenzialità inespresse e più autentiche. Nella nostra epoca - l'età della scienza e della tecnica, avrebbe detto Heidegger - i social network sono s una forma di oggettivazione, uno strumento in sè non esente da rischi. Ma sono anche la forma più propria e caratteristica dell'uomo oggi: un mito, forse illusorio come tutti i miti, ma che meglio di tutto risponde all'antico appello socratico del Gnthi sautn, Conosci te stesso.
Noi siamo il nostro Mac, siamo il nostro iPhone o iPad, con email, aggiornamenti, notifiche Push che ci seguono ovunque. Come il web, che siamo noi. Noi siamo il nostro profilo social, in una interconnessione globale, un unico thread social aggiornato in real time, dove non c'è più solo interazione 2.0, ma l'altro è qui, siamo noi, 3.0. Lungi insomma dall'essere gli "alienanti", i social network sono gli "avvicinanti" per eccellenza. Ci fanno riappropriare di noi stessi, di tutto ci che chiamiamo reale: le persone in carne ed ossa, le cose. Perci dico: Sono su Facebook, dunque sono. Facebook, dunque sono, Facebook, ergo sum. O meglio, appunto, Social, ergo sum. O sei social o, semplicemente, non sei.
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scritto da Adriano Muzzi, maggio 06, 2010

Condivido totalmente il contenuto dell'articolo, molto interessante. Aggiungo che l'uomo è fondamentalemte un animale sociale, e come tale si adatta agli strumenti del momento. La "vecchia" piazza, l'agorà, (ormai troppo stretta), luogo d'incontro e scambio di idee è diventata il social network.
Inoltre, finalmente c'è anche il grosso vantaggio di conoscere le persone "prima" per quello che pensano, che hanno dentro, e poi per il loro aspetto esteriore. Un fatto nuovissimo da non sottovalutare e, secondo me, da accogliere con felicità. Social ergo sum! Grande Rachele!

postato da: Adry666 alle ore maggio 06, 2010 17:31 | Permalink | commenti
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venerdì, 16 aprile 2010

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Gioco letterario "La fantasia è un posto dove ci piove dentro" - L'ANTOLOGIA

Post n°221 pubblicato il 14 Aprile 2010 da elliy.writer
Finalmente, ci siamo!
Ecco l'Antologia realizzata dalla Redazione del sito Web Trek Italia! Redazione che ha provveduto anche alla selezione, tra tutti i racconti  pervenuti, dei testi da pubblicare. Questa la copertina:
La fantasia è un posto dove ci piove dentro
L'Antologia, come preannunciato, sarà pubblicata su una penna USB che sarà posta in vendita a scopo di beneficienza a favore di Amref durante l'undicesima edizione della Deepcon, la Convention del Fantastico che si terrà a Fiuggi dal 15 al 18 aprile p.v..
Un mio ringraziamento personale a tutti coloro che hanno partecipato a questa inziativa, dimostrando fantasia e generosità!
Ed ora... rullo di tamburi...
ecco i racconti selezionati per la pubblicazione:
*
Io ero come te, tu sarai come me Andrea D’Agostino

Le cose che si perdonoSergio Donato


Sul ciglio della stradaPatané Mara

Ciò che più ci piacerebbe (che tornino almeno nel week end) -
                                                                                
Adriano Muzzi


Il messaggio ai posteriSocrate 52

Tutte le acca che possoLauro 58

Caro pronipoteGennaro De Luise

Il rifugioAlessandro Napolitano

PrimaveraEd Felson
 
Complimenti a tutti e grazie di cuore! 

 
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postato da: Adry666 alle ore aprile 16, 2010 11:32 | Permalink | commenti
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giovedì, 08 aprile 2010


Teoria forte e teoria debole: filosofia e riflessioni sul senso della vita




Per indagare, scoprire e riflettere sul senso della propria esistenza non abbiamo bisogno di studiare filosofia o teologia (anche se sapere cosa ne pensano gli altri è sempre un buon punto di partenza), ma occorre trovare del tempo di alta qualità per riflettere e stare a dialogare un po’ con se stessi.
In questo periodo di crisi lavorativa io un po’ di tempo l’ho trovato: una corsa nella campagna e una panchina con una vista fantastica e rasserenante. Ed ecco il mio pensiero (ovviamente, per definizione, in continua evoluzione).

La domanda fondamentale è:  che senso hanno le nostre vite? Da dove veniamo, e dove finiremo dopo la morte terrena? Esiste Dio?
Ho sviluppato due teorie: una materialista (t. debole) e una più olistica (t. forte).

Teoria debole: l’universo essendo frutto di eventi completamente casuali ha generato mondi regolati da leggi del caos. Anche noi, fatti di pezzi di stelle, abbiamo una vita dettata in buona percentuale dal caso. Non ha senso chiedersi se c’è qualcosa di superiore. Siamo solo figli di un tiro di dadi sul tavolo verde delle possibilità.
L’unico valore immortale potrebbe essere l’Amore. Amare gli altri, nel senso completo, ed essere amati. Questo è forse l’unico senso della nostra esistenza. E l’unico modo di rimanere un po’ in vita dopo la morte: vivere nei ricordi delle persone amate e che ci hanno voluto bene. L’Amore come legge universale e unica. Come ci racconta molto bene la poesia di Carver “ultimo frammento”:

“E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Sentirmi chiamare amato, sentirmi
amato sulla terra.”


Teoria forte:l’analisi dell’origine del Tutto deve essere più approfondita e completa. Dato per buono che il nostro universo conosciuto sia regolato dal leggi del caso, dobbiamo capirne l’origine prima.  OK alla teoria del bing bang, ai meta universi a bolle e alle oscillazioni probabilistiche che hanno creato, creano e creeranno universi paralleli. Ma prima di tutto ciò? Qual è il punto di origine? O meglio, chi ha creato l’origine del tempo e dello spazio? Probabilmente siamo troppo limitati a pensare che ci sia stato, come per le nostre vite, un inizio del tempo e dello spazio. Forse entrambi sono sempre esistiti e basta. Ma anche in questo caso la domanda si ripropone: chi c’è sopra il tempo e lo spazio infinito? Chi è il “gestore” di tutto questo? Il caos e le sue teorie non possono assolutamente spiegare la genesi del tempo e dello spazio, non è possibile. Dobbiamo ammettere che ci sia qualcosa di superiore che abbia creato, o gestisce, tutta questa complessità. Ci deve essere qualcosa “al di sopra”, “al di là”. Ma chi/cosa è costui? Un’entità di energia (fatto di connessione naturali, ecc.) oppure il classico dio delle religioni?
Non lo so, ma il problema è un altro: la sua manifestazione. Perché non abbiamo prove tangibili della sua esistenza? Il fatto di non avere prove è una prova della sua probabile “non-esistenza”?
Torniamo un po’ indietro: c’è vita per noi dopo la morte? Cosa vuol dire “vita” dopo la cessazione dell’esistenza terrena? Vuol dire avere una continuità di coscienza “sufficiente”. Altrimenti non ci interessa. Sapere che alcune nostre molecole vivranno non ci basta. Per affermare una continuità dobbiamo averne la coscienza, dobbiamo non perdere il “sé”. Esiste una tale possibilità? Un eden della continuità dei nostri “io”, delle nostre anime? Può un dio avere cura e preoccuparsi di ognuno di noi? Forse la migliore prova negativa è data dal fatto che non ci sono prove di un tale paradiso o di una tale continuità. Perché, se fosse così, nessuno ci racconta tale accadimenti? Cosa ci guadagnerebbe un dio a tenere nascosta una così bella notizia?
Forse si tratta di un Dio “egoista” per necessità (impossibilità di seguire tutte le vite dell’universo) e/o per volontà/scelta.
Sta di fatto che sicuramente non c’è un passaggio del corpo, come descritto nella Bibbia, ma anche sul passaggio spirituale i dubbi sono tanti e molteplici.
L’esistenza di una struttura che comprende il tutto, una sovra-struttura, fatta dei nostri karma (un po’ come nel film Avatar) non garantisce una continuità di coscienza, un cogito ergo sum.
Riassumendo: qualcosa di “superiore” deve esserci ma quanto sia interessato a noi è tutto da verificare e, purtroppo per noi, sembra che tale prova l’avremo (se l’avremo) solo nel momento dell’abbandono della nostra esistenza terrena. Certo la speranza di continuità e immortalità spinge le nostre menti a immaginare un sicuro approdo delle nostre anime, ma nessuno può testimoniare se il “porto” è funzionante, invece che abbandonato a se stesso. Arrivare nel nulla, soli, sapendo di esserlo, è la più grande paura di ogni uomo pensante.
Almeno in questo, nella paura, non siamo soli.


"Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle." (Carl Sagan, Cosmo)
postato da: Adry666 alle ore aprile 08, 2010 11:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:giulia muzzi, paolo muzzi, alessandra pompa, adriano muzzi
mercoledì, 03 febbraio 2010

Mi è piciuto molto questo intelligente articolo di Alberoni pubblicato sul Corriere della Sera che riporto integralmente:

Studiamo, apriamoci di più, creiamo qualcosa di nuovo

La recessione economica si manifesta prima di tutto come crisi della fantasia, della creatività, chiusura nel recinto ristretto dove non rischi nulla, neanche la fatica di pensare. Se non puoi agire, infatti, smetti di progettare e poi smetti anche di immaginare, di sognare. E' il contrario di quanto avviene nelle grandi fasi di espansione. Dopo la Seconda guerra mondiale c'e stato un impetuoso sviluppo economico perché tutti sognavano un mondo nuovo.
La creatività non è stata solo economica, ma in tutti i campi. Nella scienza ricordiamo la scoperta del DNA, la teoria dell'informazione, la teoria del caos. Nel cinema registi come Fellini, Hitchcock e attori come Marlon Brando, Sophia Loren eMarilyn Monroe. E poi grandi pensatori come Sartre, Camus, Levy Strauss, Raymond Aron.
Nell'attuale recessione invece prevalgono la paura, la prudenza, per cui non solo non fai cose nuove, ma hai paura del nuovo. Così non appaiono grandi imprenditori, grandi scrittori, grandi pensatori e, se ci sono, non vengono riconosciuti. Il pubblico riceve prodotti scadenti e si abitua al mediocre, al brutto. Qualche anno fa la trasmissione dei pacchi era tenuta da Bonolis che inventava, improvvisava creativamente ed aveva un successo tale da mettere in crisi «Striscia la notizia». Oggi è una recita piatta, stereotipata, noiosa, ma la guardano lo stesso . E così avviene per le brutte fiction e le rubriche con le solite persone che dicono le stesse cose. La gente rinuncia a capire, si accontenta della cronaca, legge biografie che sono una prosecuzione del pettegolezzo. In mancanza del nuovo arriva il mostruoso. Nelle vecchie fiere di paese c'era la donna cannone e la donna serpente. Oggi per fare audience mettono nello spettacolo una escort, un trans, due lesbiche, un principe e, se li trovano, un nano e una gigantessa. Come si esce da una stagnazione che ha, come riscontro, la chiusura delle fabbriche, il fallimento delle piccole imprese, l'incubo della disoccupazione? Lasciando prima di tutto la palude intellettuale. Non facciamoci rovinare il gusto da cattivi spettacoli, cattivi libri, cattivi film e cattiva musica. Abbiamo a disposizione tutta la più elevata cultura mondiale, approfittiamone, spalanchiamo la mente a ciò che ci arricchisce emotivamente ed intellettualmente. Studiamo, lavoriamo, inventiamoci un lavoro, una attività nuova. Facciamo quello che avremmo sempre voluto fare e a cui abbiamo rinunciato per timidezza o per paura .
Francesco Alberoni
01 febbraio 2010

Corriere della Sera
postato da: Adry666 alle ore febbraio 03, 2010 11:19 | Permalink | commenti
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